Finanza sostenibile e welfare al Rome Investment Forum

 

RIF2019: Sustainable finance for growth and welfareVogliamo gestire i disastri o pensare in anticipo ai rischi? Questa è la domanda che apre la sessione parallela di confronto “Sustainable Finance for Growth and Welfare” al Rome Investment Forum 2019, Financing Long-Term Europe.

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La nuova edizione della conferenza internazionale, a chiusura della prima giornata, diventa cornice del confronto sul complesso tema della conciliazione dei fattori crescita e sostenibilità. A proposito dello stretto legame tra i due elementi apre il panel Andrea Benassi, Head of Public Affairs and Sustainability, ICCREA Banca, sottolineando come la sostenibilità, a differenza del passato, rappresenti un tema trasversale a tutti gli altri.

Prevedere il rischio ed essere resilienti

Proprio sull’importanza delle previsioni in ambito di scelte strategiche ed investimenti, si inserisce lo speech di Abhilash Panda, Head of Office for Europe and Central Asia – UNDRR. “I processi decisionali negli ultimi dieci anni sono stati presi considerando soltanto il rischio contingente, senza però tener presente l’effetto a cascata. L’impatto di una determinata scelta o di un rischio naturale in un Paese può avere ripercussioni su altri Stati, condizionandone di conseguenza i processi decisionali”, ha aggiunto Panda.

Inoltre, una costante sottovalutata spesso soprattutto dalle PMI italiane è l’esposizione degli investimenti a rischi di carattere climatico naturale o scaturiti dal comportamento dell’uomo. Secondo una stima, infatti, su 15mila piccole e medie realtà imprenditoriali, ben il 75% di loro non sarebbe consapevole dei rischi e, quindi, non riuscirebbe a sopravvivere né ad una inondazione né ad un cyberattacco.

La parola d’ordine, perciò, diventa resilienza. Questo vocabolo è il cuore del discorso di Daniela D’Andrea, Chief Executive Officer Swiss Re Italy, ovvero la capacità di assorbire qualsiasi shock. Questo importante concetto, si accompagna ad altre due “R”, cioè recessione e rischio, entrambi elementi che incidono notevolmente sulla keyword iniziale.

Il quadro globale delineato dalla CEO D’Andrea non è rassicurante: “a proposito di macro-resilienza negli ultimi dieci anni tutti i Paesi nel mondo hanno dimostrato un basso indice di resilienza. Con 70 trilioni di dollari come debito complessivo globale, tassi d’interesse negativi che hanno impatto su Paesi di 17 trilioni di dollari e una crescita negativa -2%”. Purtroppo, la situazione nostrana non si dimostra dissimile dal quadro generale, posizionandosi come penultima su trentuno Paesi nel mondo per capacità interna di gestione del rischio.

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Siamo scettici sugli investimenti sostenibili?

Nonostante l’Italia abbia ancora da lavorare sul proprio indice di resilienza, a livello macro e interno, Antonella Massari, Secretary General Italian Private Banking Association-AIPB, esprime la propria fiducia in una materia prima preziosa per il nostro Paese: il risparmio delle famiglie.

A seguito di un monitoraggio su 150 clienti private, ossia con più di 500mila euro investiti, sono emerse delle riflessioni interessanti a proposito azioni in materia ambientale, sociale e di governance (ESG). Se da un lato una buona percentuale di clienti è convinta nel compiere investimenti che abbiano impatto positivo sul territorio e sul proprio Paese, molti ancora non sanno di preciso a cosa ci si riferisce quando si parla di ESG o sono scettici a riguardo.

Oltre ad insistere sul ruolo del consulente competente, imprescindibile da qualsiasi mossa del cliente, il segretario generale mette in luce quanto considerare il fattore “governance” sia prioritario rispetto ai due “social” ed “environment”. “Un quadro normativo e politico stabile è la condizione necessaria ma non sufficiente affinché l’investimento abbia senso, ma non è un elemento di facile gestione”, conclude Massari.

Il tema della sostenibilità non è di moda solo oggi, ma lo è da tempo. Sergio Corbello, Presidente Assoprevidenza, durante lo scambio di opinioni ricostruisce un quadro circa i fondi di previdenza complementare e gli investimenti etici.

Già negli anni ’80, investitori istituzionali e non rivelavano forti dubbi a proposito dell’agire in ottica etica, per paura che questa componente andasse ad incidere negativamente su quella reddituale. Questa incertezza deriva dall’associazione etica-soggettività, mentre al termine sostenibilità ci dovrebbe far pensare ad oggettività. Dunque, l’elemento reputazionale è presente nelle strategie d’investimento, ma allo stesso tempo l’opinabilità legata a progetti etici confonde l’investitore.

Come fare quindi a dare un senso all’etichetta di ESG, dando un valore univoco e concreto? Un’ipotesi per il presidente Corbello è quella di prendere spunto dalla gestione innovativa ed efficace del sistema previdenza complementare svizzero, che potrebbe aiutare il nostro territorio per superare i suoi limiti.

Una soluzione per tutti: la tassonomia UE

Molti, tra clienti, imprese e istituzioni sono spesso vittime del cosiddetto greenwashing, le strategie che ingannano gli investitori con affermazioni ambigue o infondate sui benefici ambientali di un benchmark. Per evitare che ciò accada, occorre definire cosa si intende per investimenti sostenibili dal punto di vista ambientale, climatico e sociale; serve quindi una tassonomia oggettiva ed uniforme a livello europeo.

Questa la posizione sostenuta da Aldo Ravazzi Douvan, President Green Budget Europe – OIFS Technical Secretary durante il suo speech. Nel suo discorso si è accennato alla necessità di sviluppare gradualmente uno schema univoco in grado di fornire agli investitori un quadro di riferimento di quali attività possono considerarsi sostenibili.

In tal senso sono tanti gli sforzi già in atto, dall’Agenda ONU 2030, alle raccomandazioni del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), il report Financial Centres for Sustainability del G7 o il contributo dell’OCSE agli investimenti e la finanza verde. In base alla posizione adottata dal Consiglio europeo, il progetto della tassonomia UE dovrebbe entrare vigore dalla fine del 2021, così da assicurare una piena applicazione della tassonomia entro la fine del 2022. 

> Finanza sostenibile: esperti UE, report sui benchmark climatici

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