Cosa prevede il Piano nazionale ripresa e resilienza per l’internazionalizzazione

Recovery plan made in ItalyOltre ai 2 miliardi richiesti esclusivamente per l’internazionalizzazione, il Parlamento propone di inserire nel PNRR una serie di misure su fiere, digitalizzazione e attrazione investimenti esteri, solo per citarne alcune. E’ quanto emerge dalle relazioni sul Recovery Plan approvate in questi giorni da Camera e Senato.

Cosa prevede il Piano nazionale ripresa e resilienza?

Se davvero il Governo Draghi, nel riscrivere il PNRR, terrà in considerazione le proposte del Parlamento, dalla lettura delle relazioni approvate in questi giorni da Camera e Senato emergono aspetti interessanti su come potrebbe essere concretamente sostenuta l'internazionalizzazione all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Leggendo infatti le circa 400 pagine scritte dalle due aule del Parlamento, la strategia di sostegno all’export e all'internazionalizzazione viene delineata in modo molto più dettagliato rispetto a quanto fatto nella bozza del governo Conte.

Nel documento di PNRR votato a gennaio dal Consiglio dei ministri, infatti, le informazioni sul fronte internazionalizzazione erano sostanzialmente tre: la dotazione (2 miliardi), lo strumento principale che dovrebbe essere usato (un Fondo dei fondi) e gli obiettivi da raggiungere (miglior posizionamento delle imprese italiane nelle catene globali del valore, potenziamento e specializzazione delle filiere produttive, solo per citarne alcuni). Il testo però rimaneva molto generico sugli strumenti operativi e sulle singole misure.

Adesso invece, grazie al lavoro fatto dai parlamentari, vengono delineate in modo concreto le azioni concrete che potrebbero essere finanziate per sostenere la proiezione del sistema produttivo italiano sui mercati internazionali. 

Il punto di partenza sia del Piano Conte che delle proposte del Parlamento sarebbero sempre i 2 miliardi già previsti nella bozza di PNRR. Da Camera e Senato, però, arriva la richiesta di fare chiarezza sui fondi, domandano di “tenere chiaramente distinte le componenti Politiche Industriali di filiera e Internazionalizzazione assicurando un finanziamento adeguato (non inferiore a 2 miliardi) delle iniziative a sostegno dell’esportazione e dell’internazionalizzazione delle imprese”. 

Per il resto, invece, i parlamentari si concentrano molto su settori/attività concreti e meno sui macro-filoni diciamo strategici, delineati dal precedente governo.

Recovery Plan: i punti da rivedere secondo Camera e Senato - sintesi delle relazioni e testi

Le richieste del Parlamento per le fiere

Partiamo dal capitolo fiere, su cui il Parlamento propone essenzialmente due misure. La prima è quella di erogare “sostegni adeguati agli espositori" per partecipare ad eventi del sistema fieristico nazionale a copertura dei costi sostenuti per andate in fiera. Una strategia, dunque, che non solo mira ad aumentare l’export (dato che percentuali molto alte delle vendite ad operatori stranieri avviene ancora in fiera), ma che indirettamente rivitalizzerebbe anche le fiere italiane, andate in sofferenza durante il Covid.

La seconda misura, invece, riguarda direttamente proprio gli operatori fieristici italiani. Per loro il Parlamento propone una serie di interventi come:

  • Incentivare piani di infrastrutturazione digitale e di riconversione dei quartieri fieristici congressuali secondo le linee guida della sostenibilità; 
  • Favorire l’internazionalizzazione delle fiere e congressi sostenendo anche azioni di incoming
  • Incentivare operazioni di fusioni e collaborazioni e acquisizioni di manifestazioni fieristiche o congressuali internazionali o di quartieri fieristici nazionali per dimensionare ed efficientare l’offerta.

Le richieste del Parlamento per export e  commercio

Diverse anche le proposte per sostenere l’export e le vendite all’estero. In tale contesto entrambe le aule propongono di “valutare la possibile rivitalizzazione di strumenti esistenti quali il Fondo per l’export artigiano per progetti di internazionalizzazione di raggruppamenti di imprese”.

Per quanto riguarda invece il commercio, la Camera propone la “definizione di un piano di internazionalizzazione da realizzarsi attraverso il potenziamento delle funzioni delle camere di commercio locali ed estere, delle micro, piccole e medie imprese con il sovvenzionamento di progetti di rete diretti alla commercializzazione dei prodotti territoriali nei mercati internazionali”. 

Le fa in qualche modo eco anche il Senato che infatti propone di “prevedere un capitolo ad hoc sul rilancio del settore del commercio, finalizzato a rendere competitive le aziende del settore attraverso il miglioramento del livello di digitalizzazione, incoraggiando fra l’altro le piattaforme di promozione, vendita e distribuzione di attività e servizi nel settore commerciale, nella prospettiva di organizzare una parte di economia italiana che potrebbe essere sottratta ai grandi player esteri”.

Le proposte del Parlamento per sostenere l’innovazione tecnologica a favore dell’export

Ma come sanno ormai le imprese che operano stabilmente sui mercati internazionali, l’export va ormai sostenuto anche tramite le nuove tecnologie. Per questo la Camera propone:

  • Da un lato di “agevolare l’impiego di nuove tecnologie da un lato per la tracciabilità dell’origine dei prodotti per la tutela del Made in Italy, la lotta all’Italian Sounding dei prodotti agroalimentari e per il marketing dell’offerta green e sostenibile delle nostre imprese; dall’altro, anche attraverso i big data analytics e le piattaforme digitali per organizzare e favorire l’incrocio offerta – domanda con operatori esteri anche da remoto”;
  • Dall'altro di “prevedere misure di sostegno ad hoc per le piccole e medie imprese che non vendono abitualmente all’estero, utilizzando la leva della digitalizzazione per adeguare i modelli di business – e conseguentemente i loro modelli organizzativi – al nuovo scenario, in primo luogo accelerando i processi di digitalizzazione lungo la filiera produzione-commercializzazione”.

Dello stesso avviso anche il Senato che però si focalizza soprattutto sulla necessità di prevedere “interventi di digitalizzazione specifici per il settore manifatturiero, ambito in cui l’Italia ha una leadership internazionale e che, nel corso della crisi epidemiologica da COVID-19, ha registrato il più ampio calo di produzione”.

Le proposte del Parlamento per sostenere l’attrazione di investimenti esteri nel PNRR

L'altra faccia dell'internazionalizzazione è poi l’attrazione degli investimenti diretti esteri su cui il nostro Paese ha cominciato a lavorare in modo strutturale solo da pochi anni.

Per questo entrambe le relazioni chiedono di “introdurre strumenti utili ad attrarre investimenti diretti esteri e favorire processi di ri-localizzazione delle imprese italiane”, anche alla luce dei blocchi delle catene globali del valore sperimentati durante la pandemia, soprattutto in alcuni comparti particolarmente delicati . 

A ciò si aggiunge, come sottolinea la Camera, la necessità di “consolidare la capacità di screening degli investimenti esteri per ragioni di sicurezza nazionale al fine di agevolare l’eventuale ricorso alla disciplina del golden power”.

Le altre altre proposte del Parlamento per sostenere l’internazionalizzazione con il PNRR

Infine non mancano tutta una serie di proposte su aspetti specifici connessi all'internazionalizzazione. In tale contesto vale la pena sottolineare quelle presenti nella relazione della Camera. I deputati propongono infatti di rafforzare l’azione di sostegno alle imprese italiane per partecipare alle gare d’appalto internazionali, un'opportunità di business ancora poco conosciuta dalle nostre aziende.

Dall’altro lato la Camera vorrebbe aumentare “le misure volte a favorire processi di fusione e patrimonializzazione delle micro e piccole imprese, anche stimolando la creazione di reti in cui l’impresa capofila sia forte e di dimensioni compatibili con la necessità di investire adeguatamente in ricerca e sviluppo tecnologico, pagare salari adeguati per attrarre forza lavoro qualificata, investire in marketing e servizi finanziari”.

L'internazionalizzazione nel PNRR del Governo Conte

Come si è visto, la bozza di Recovery plan licenziata dal precedente governo, oltre a prevedere 2 miliardi di euro, rimaneva abbastanza generica sul resto.

Per quanto riguarda le modalità di impiego, infatti, il testo parlava genericamente di un Fondo dei fondi “attraverso il quale le risorse stanziate sono conferite a fondi operativi specializzati per strumenti finanziari, rischi assunti e settori di intervento”. “Tale conferimento, unitamente a strumenti BEI e dell’UE e alla partecipazione al capitale e/o ai finanziamenti di intermediari finanziari e partner”, proseguiva il testo “può rappresentare la dotazione che ogni singolo fondo utilizzerebbe per finanziare le iniziative di questo progetto”.

Per il resto il documento - oltre a prevede un sostegno per la promozione del Made in Italy nel mondo - puntava soprattutto al rafforzamento delle filiere e alla patrimonializzazione delle imprese, viste come condizioni indispensabili per posizionarsi nei livelli più nobili delle catene globali del valore. 

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