Parlamento Ue pronto ai negoziati sulla direttiva salario minimo

 

Salario minimo - Photo credit: Foto di Yerson Retamal da Pixabay Una volta che anche gli Stati membri avranno approvato la propria posizione, partiranno i colloqui tra Consiglio e PE sulla proposta di nuove misure per garantire salari equi e dignitosi a tutti i lavoratori.

Il parere di imprese e lavoratori sulla proposta di salario minimo

Il mandato a negoziare con il Consiglio, sulla base di quanto stabilito dalla commissione per l'occupazione e gli affari sociali del Parlamento europeo, è stato approvato dalla plenaria con 443 voti a favore, 192 contrari e 58 astensioni.

Ipotizzata da anni e sempre rimandata, la direttiva per il rafforzamento dei regimi di salario minimo, che dovrebbe assicurare un reddito dignitoso a tutti gli europei senza interferire con le competenze e le tradizioni nazionali degli Stati membri e con la libertà delle parti sociali, è stata presentata il 28 ottobre 2020 dalla Commissione europea, in linea con quanto anticipato dalla numero uno della Commissione, Ursula von der Leyen, nel suo discorso sullo Stato dell'Unione.

“Le parti sociali hanno un ruolo cruciale da svolgere nella negoziazione dei salari a livello nazionale e locale", ha spiegato il vicepresidente della Commissione UE, Valdis Dombrovskis. Ne sosteniamo l'autonomia e "laddove ciò non sia possibile, forniamo un quadro per guidare gli Stati membri nella fissazione dei salari minimi", ha aggiunto.

La proposta di Bruxelles sul salario minimo

L'Esecutivo UE è da tempo al lavoro sul tema e a gennaio del 2020 ha lanciato una consultazione pubblica di sei settimane, per raccogliere opinioni sulla necessità di un'azione specifica a livello europeo per assicurare che tutti abbiano uno stipendio sufficiente a vivere in modo dignitoso.

L'obiettivo della normativa è "garantire che tutti i sistemi siano adeguati, dispongano di una copertura sufficiente, prevedano una consultazione approfondita delle parti sociali e si avvalgano di un opportuno meccanismo di aggiornamento".

La consultazione UE sul salario minimo

La proposta della Commissione rappresenta una risposta all'impatto della crisi del Covid-19, particolarmente duro per i lavoratori a basso salario, come gli addetti alle pulizie e alle vendite al dettaglio, gli operatori sanitari e quelli impegnati nell'assistenza residenziale e a lungo termine, ma mira anche a gettare le basi per una ripresa economica sostenibile e inclusiva.

Se fissati a livelli adeguati, sostiene infatti l'Esecutivo UE, i salari minimi non solo hanno un impatto sociale positivo, ma apportano anche benefici più ampi all'intera economia, perchè riducono la disuguaglianza salariale, aiutano a sostenere la domanda interna, contribuiscono a ridurre il divario retributivo di genere e, proteggendo i datori di lavoro che pagano salari dignitosi ai lavoratori, garantiscono una concorrenza leale tra le imprese.

La direttiva presentata da Bruxelles rispetta i diversi approcci alla materia presenti negli Stati membri, l’autonomia delle parti sociali e la libertà della contrattazione collettiva, e si propone come un quadro di riferimento per fare in modo che i livelli minimi di retribuzione dei lavoratori siano proporzionati, applicati correttamente, aggiornati nel tempo e monitorati.

Nei fatti non si impone l'istituzione di un salario minimo nei paesi che non lo prevedono, ma ci si limita a promuovere l'adeguatezza e il rispetto dei regimi di salario minimo dove sono già presenti e a spingere gli Stati membri che non li prevedono – sei paesi tra cui l'Italia, dove circa l'80% dei lavoratori è coperto dalla contrattazione collettiva – ad assicurare l'applicazione delle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi.

Trattandosi di una direttiva, e non di una semplice raccomandazione, però, se approvata dal Parlamento UE e dal Consiglio, la normativa dovrebbe essere obbligatoriamente recepita negli ordinamenti nazionali entro due anni. In questo modo, anche senza intervenire sul livello dei salari, di fatto spingerebbe tutti i paesi UE verso una maggiore protezione del reddito dei lavoratori.

In particolare, la proposta di direttiva prova a migliorare le condizioni salariali nell'Unione in tre modi: favorendo l'adeguatezza dei salari minimi legali - laddove esistenti - mediante la definizione di criteri stabili e chiari per determinarli e aggiornarli e un maggiore coinvolgimento delle parti sociali per la loro definizione; promuovendo la contrattazione collettiva in tutti gli Stati membri, in particolare in quelli in cui la copertura della contrattazione collettiva è inferiore al 70% dei lavoratori; richiedendo il monitoraggio in tutti gli Stati membri, anche mediante relazioni annuali da fornire alla Commissione, unitamente a un dialogo strutturato sul tema.

Consulta il testo della direttiva UE sul salario minimo

Il punto di vista del Consiglio sul salario minimo

Il Consiglio non ha ancora approvato la propria posizione sulla direttiva, ma già prima della proposta della Commissione i rappresentanti degli Stati membri si erano confrontati sull'argomento e avevano adottato delle conclusioni molto caute che lasciano presagire una certa reticenza a intervenire sulla materia a livello UE.

Da una parte, c'è il riconoscimento che i regimi di reddito minimo contribuiscono alla protezione sociale dei gruppi più svantaggiati e all'inclusione delle persone nel mondo del lavoro e nella società, dall'altra il timore che possano avere un effetto stabilizzante per l'economia nel suo complesso. I regimi di reddito minimo possono contribuire a combattere la povertà e l'esclusione sociale durante e dopo la pandemia di coronavirus, si legge nelle conclusioni, ma spetta agli Stati membri definire le loro politiche di protezione sociale e affrontare le eventuali lacune conformemente alle loro competenze e ai modelli del mercato del lavoro nazionale.

Leggi le conclusioni del Consiglio europeo sul salario minimo

Le richieste del Parlamento europeo

Anche il PE si era già espresso sul tema del salario minimo, con un testo non legislativo, approvato in plenaria a febbraio di quest'anno, in base al quale la Commissione dovrebbe includere il tema dei working poors nell’obiettivo globale di porre fine alla povertà nell'Unione e assicurare salari minimi legali sempre fissati al di sopra della soglia di povertà.

La relazione sulla direttiva a cura degli eurodeputati della commissione EMPL Agnes Jongerius e Dennis Radtke, su cui si basa il mandato a negoziare con il Consiglio, sposa invece un approccio di estremo realismo. Dal momento che target giuridicamente vincolanti circa l'introduzione di salari minimi legali o relativamente al loro livello verrebbero certamente respinti, almeno da una parte degli Stati membri, per problemi di sussidiarietà, il Parlamento ha scelto di rimanere sul piano delle raccomandazioni, ma cercando di migliorare il contenuto della proposta di direttiva.

Anzichè rimanere invischiati nel dibattito sull'ammissibilità di questa direttiva ai sensi del Trattato, puntiamo a sfruttare questa occasione per ridurre le disuguaglianze tra gli Stati membri e all'interno di ciascun paese UE e affrontare concretamente il problema inaccettabile della povertà lavorativa, ha spiegato la correlatrice Agnes Jongerius (S&D) nel corso di un briefing tecnico con la stampa. Un problema che interessa tante categorie di lavoratori in prima linea durante la pandemia - riders, personale dei supermercati, assistenti domiciliari, impiegati delle poste, ecc - che abbiamo l'opportunità di tutelare con salari dignitosi migliorando la proposta della Commissione, ha aggiunto.

Il PE punta quindi a rafforzare il contratto collettivo nei paesi in cui copre meno dell'80% dei lavoratori e a far passare alcune modifiche alla proposta della Commissione sugli indicatori per considerare un salario minimo adeguato, che dovrebbero condurre a soglie più elevate in quasi tutti gli Stati membri. Dobbiamo chiarire che il minimo è il minimo, cioè non vogliamo esenzioni, né baratti tra salari e benefit, e tutti i lavoratori, attraverso contratti collettivi o salari minimi legali, devono avere accesso a una retribuzione dignitosa, ha detto Jongerius.

"Abbiamo compiuto un passo importante e siamo passati dalle parole ai fatti sulla dignità del lavoro in tutta l'UE", ha dichiarato invece il correlatore Dennis Radtke, commentando il voto dell'11 novembre in commissione EMPL che ha preceduto il via libera in plenaria al mandato negoziale. "Questa direttiva è un punto di svolta nella lotta per un'Europa sociale più forte".

Photo credit: Foto di Yerson Retamal da Pixabay

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