Rinnovabili nel PNRR: Parlamento, la parola d'ordine è semplificare. Cingolani: dopo Pasqua le proposte per velocizzare gli iter

Energie rinnovabiliLe procedure di autorizzazione delle rinnovabili sono ancora farraginose e disomogenee e spesso bloccano gli investimenti. Per Cingolani serve un netto cambio di passo, ed è questa la direzione che dovrebbe prendere il nuovo Recovery. Anche il Parlamento insiste sulla semplificazione degli iter, e chiede anche di aprire a rinnovabili non prese in considerazione nella prima versione del testo, come geotermia e idroelettrico.

Recovery Plan: i punti da rivedere secondo Camera e Senato 

Come sottolineato da tempo da diversi stakeholder del settore, occorre un netto taglio della burocrazia per far decollare le energie rinnovabili in Italia. Punto su cui concorda anche il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani:

"C’è un problema fondamentale alla base di tutta l’operazione PNRR: metteremo in atto dei progetti molto forti e aggressivi, installare grandi potenze di rinnovabili, fare grandi trasformazioni e percorsi infrastrutturali che vanno dalle acque all'agricoltura alle fonti di energia. Tutto questo richiede una catena di procedure estremamente rapida", dichiara Cingolani intervenendo a un evento sul tema organizzato dal Sole 24 Ore. 

Non è la prima volta che il ministro sottolinea l'importanza di un radicale cambio di passo negli iter autorizzativi per le rinnovabili. "Dove noi abbiamo storicamente dei rallentamenti importanti è sulla catena dei permessi. E’ notorio che quando si decide di installare qualcosa l’intero processo è molto lungo e complesso", prosegue. 

"Non possiamo andare avanti così, anche perché il Recovery Plan prevede che a un certo punto lo Stato presenti le fatture alla Comunità europea, debba far vedere che sono stati fatti gli investimenti, le gare, le procedure di selezione e viene in qualche modo rimborsato".

Una linea adottata anche dal Parlamento. Nella relazione realizzata dalla relazione Bilancio della Camera  e approvata il 31 marzo dall'Aula, viene chiaramente indicata la necessità di snellire e semplificare le procedure per le energie rinnovabili. Un pacchetto di idee per snellire e velocizzare le procedure dovrebbe arrivare dopo Pasqua, annuncia Cingolani.

Cosa prevede il PNRR per le rinnovabili e com'è destinato a cambiare nella nuova versione

Cosa c'è nelle schede tecniche del Piano nazionale ripresa e resilienza per le rinnovabili

Le schede tecniche predisposte dal Governo Conte e inviate in Parlamento dettagliano quanto già previsto nella prima bozza del PNRR sul fronte delle riforme da attuare e degli investimenti programmati. 

La prima riforma: semplificazione delle procedure per gli impianti rinnovabili

Il primo progetto di riforma indicato dal Recovery consiste nella semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti rinnovabili onshore e offshore e alla definizione del nuovo quadro giuridico per sostenere la produzione da fonti rinnovabili innovative con proroga dei tempi e estensione del perimetro di ammissibilità agli attuali regimi di sostegno.

Ma se nel testo di gennaio ci si limitava a tale formulazione, nelle schede tecniche inviate alle Camere si entra più nel dettaglio, indicando innanzitutto le sfide cui tale progetto di riforma deve far fronte. 

L’intervento normativo deve riguardare in primis i tempi dell'iter autorizzativo per i progetti di investimento nelle FER: le tempistiche attuali, oltre a non essere prevedibili, sono anche disomogenee sul territorio nazionale. Ciò comporta una conseguenza importante: l’investimento privato nel settore è ancora limitato, e si registra una frammentazione della capacità rinnovabile nei piccoli impianti. 

Il Piano propone quindi di ampliare il meccanismo delle aste FER fino ad oggi previste per supportare lo sviluppo di impianti di generazione di energia da fonti rinnovabili, in linea con gli ambiziosi obiettivi del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) sullo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia, limitando il consumo di suolo per altri usi.

L’altra sfida da affrontare - si legge nel documento - riguarda l’assenza di adeguati meccanismi di remunerazione per lo sviluppo della capacità di stoccaggio, nello scenario di forte incremento della generazione da fonti rinnovabili. Per permettere lo sviluppo di capacità più elevate e garantire al contempo la stabilità della rete, è necessario introdurre nuovi meccanismi di remunerazione che consentano un ragionevole ritorno sugli investimenti e accrescano l'interesse degli investitori verso la capacità di accumulo e altri sistemi utili per la stabilità della rete.

Affinché gli investimenti nelle rinnovabili diventino più importanti e sostanziosi, il PNRR suggerisce di promuovere la diffusione del Partenariato Pubblico Privato in tutti i settori, anche attraverso l'utilizzo temporaneo dei contributi pubblici a sostegno di tali iniziative.

Gli ostacoli da superare

Le schede tecniche indicano anche le criticità da affrontare in questo contesto. In primis, il fatto che non esistono linee guida per l'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, di particolare rilevanza, nel settore offshore

Date le peculiarità del settore offshore e il crescente interesse del mercato, il Piano suggerisce di considerare l'adozione di linee guida anche per il settore sulla base di quanto fatto per le installazioni onshore.

Al contempo, occorre razionalizzare e semplificare le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Uno zoccolo duro già in parte affrontato nel decreto Semplificazioni che può trovare piena applicazione con la pubblicazione dei relativi decreti attuativi, contribuendo così a creare i presupposti per ottenere le autorizzazioni in tempo utile per il rispetto delle scadenze previste dal Recovery and Resilience Facility.

Verso una riforma dei meccanismi di incentivazione delle rinnovabili

Sempre nell’ambito della prima proposta di riforma indicata nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, si sottolinea la necessità di prevedere modifiche legislative ai meccanismi di supporto delle FER. Modifiche che dovrebbero portare, da un lato, ad estendere l'area di ammissibilità degli attuali incentivi, compresi i nuovi impianti offshore e il repowering degli impianti esistenti, dall’altro ad ampliare il periodo di disponibilità delle sovvenzioni

La riforma del meccanismo di sostegno alle rinnovabili - aggiunge il documento - dovrebbe completare anche il processo di recepimento della Direttiva RED II e sarà in capo ai ministeri dello Sviluppo economico e della Transizione ecologica, che dovranno portare a buon fine anche la riforma dei processi autorizzativi.

La prima bozza sarebbe prevista entro il primo trimestre del 2021, e sarà poi sottoposta a consultazione pubblica. Per l'approvazione finale, secondo le previsioni, occorrerà attendere metà 2021.

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La seconda riforma: focus sul biometano

Si tratta di una nuova regolamentazione per l'imposizione di quote obbligatorie di rilascio di biogas a importatori e produttori di gas naturale. 

Il biometano è considerato strategico per la decarbonizzazione, anche alla luce della posizione di leadership del Paese nella produzione di biogas sia in termini di volumi che di sostenibilità produttiva.

La proposta di riforma prevede la promozione di una produzione aggiuntiva di biometano rispetto a quello utilizzato nei trasporti, incentivato dal decreto ministeriale del 2 marzo 2018, meccanismo quest’ultimo che dovrebbe comunque essere confermato.

Nella scheda tecnica del Piano nazionale ripresa e resilienza si prevedono modifiche legislative per avviare un processo di autorizzazione semplificato e modificare l'attuale meccanismo di sovvenzioni così da ampliare il perimetro di ammissibilità ed estenderne il periodo di disponibilità.

Il documento fornisce le prime indicazioni su tale meccanismo: l'aiuto deve essere concesso entro il limite del 40% per la conversione parziale o totale di un impianto biogas esistente o per un nuovo impianto, cui si aggiungerà un incentivo (si pensa ai Certificati di Immissione in Consumo - CIC) sull'effettiva produzione di biometano per un periodo di 10 anni e il riconoscimento della Garanzia di Origine al produttore per lo stesso periodo.

Gli investimenti pianificati per le rinnovabili

Superato il capitolo riforme, la scheda tecnica del PNRR elenca un corposo numero di investimenti previsti per il settore. 

Fotovoltaico galleggiante

Per favorire gli investimenti nella produzione di energie rinnovabili, l'azione di investimento prevede:

  • contributi a sostegno dello sviluppo di progetti fotovoltaici galleggianti ed eolici offshore, progetti realizzati su siti di proprietà della PA o a basso consumo di suolo o abbinati a tecnologie di stoccaggio;
  • supporto finanziario tramite finanziamenti (prestito senior/junior e/o credit enhancement) per sistemi di grid parity.

Dal punto di vista del mercato, ruoli diversi sono assegnati rispettivamente alle sovvenzioni e ai prestiti: nell’intento del Governo le prime sono pensate per mitigare il rischio commerciale, mentre i prestiti dovrebbero facilitare la bancabilità del progetto o la sostenibilità finanziaria.

Rinnovabili offshore

Alla luce della Strategia UE per le rinnovabili offshore e della Strategia sull'Integrazione dei sistemi energetici, gli investimenti inclusi nel PNRR intendono creare le condizioni per promuovere progetti ambiziosi, come la realizzazione di hub energetici che combinano la produzione di energia da diverse fonti rinnovabili.

L'ambizione è realizzare sistemi integrati, primi nel loro genere in Italia e nel Mediterraneo, in cui l'energia rinnovabile proviene principalmente dall'eolico offshore, su fondamenta fisse o galleggianti a seconda della profondità dell'acqua, e dal fotovoltaico solare galleggiante.

Autoconsumo collettivo e individuale

Il terzo progetto di investimento mira a garantire le risorse finanziarie necessarie per poter installare una nuova capacità pari a 1500 MW attraverso la configurazione delle comunità energetiche e di 1000 MW attraverso la configurazione dell'autoconsumo. 

Autoconsumo collettivo da fonti rinnovabili: tutto quel che c'è da sapere

Una filiera italiana per la produzione di celle e pannelli fotovoltaici e turbine eolico di taglia medio-grande

L’obiettivo è rilanciare la catena di approvvigionamento europea nel settore delle turbine eoliche e per la produzione di tecnologie fotovoltaiche verdi, con la creazione di nuovi player, che dovrebbero espandersi rapidamente in un segmento di mercato non completamente coperto ad oggi, generando così occupazione.

Smart Grid

La crescita della generazione di FER distribuita richiederà grandi investimenti per aumentare soprattutto la capacità di hosting.

L'investimento mira appunto ad aumentare tale capacità delle reti di distribuzione, al fine di integrare la quota crescente di rinnovabili e contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2. Si tratta di costruire circa 230 nuove stazioni primarie per una capacità di accoglienza equivalente di 8.000 MVA.

Le risorse del Recovery saranno impegnate a questo scopo al fine di ridurre al minimo, se non del tutto evitare, qualsiasi impatto sulle bollette energetiche.

Gli altri investimenti previsti nel Recovery Plan vanno da progetti a livello locale, che andranno definiti successivamente, a misure per aumentare la resilienza del sistema energetico a eventi meteorologici estremi, passando per investimenti nel rafforzamento e la digitalizzazione dell'infrastruttura della rete elettrica e per l’installazione di stazioni di ricarica integrate per i veicoli elettrici

Consulta le schede tecniche 

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Quali sono le modifiche chieste dal Parlamento

Nella relazione sul PNRR approvata dalla Camera il 31 marzo, come in quella approvata dal Senato il 1° aprile, è chiara la richiesta di rivedere il Piano prevedendo una netta semplificazione degli iter, che snellisca così la burocrazia per le FER.

Semplificare i procedimenti amministrativi

Per la Camera si tratta innanzitutto di rendere più accessibili i finanziamenti attraverso la semplificazione delle procedure di accesso e degli iter autorizzativi, ma anche di avviare una forte azione di riforma delle procedure abilitative per le nuove installazioni e per la rigenerazione tecnologica (rinnovamento/ repowering) degli impianti esistenti.

Palazzo Madama insiste sulla necessità di favorire la digitalizzazione dei procedimenti amministrativi, al fine di velocizzare l’iter per il rilascio di autorizzazioni per la costruzione di un impianto a fonte rinnovabile. Allo stesso tempo è necessario introdurre tra le riforme la revisione del meccanismo delle aste per gli impianti di fonti rinnovabili, per renderle occasione di reale partecipazione e realizzazione degli interventi.

Spazio a geotermia, idroelettrico, bioenergie ed eolico on-shore

L'Aula della Camera chiede inoltre di potenziare il ruolo di altre fonti rinnovabili, come la geotermia ad alta e bassa entalpia a emissioni di processo nulle, le bioenergie, idroelettrico e eolico on-shore, non menzionate e non considerate nella prima versione del Piano, che indica in via pressoché esclusiva fotovoltaico ed eolico off-shore.

Il Senato entra più nel dettaglio delle singole forme di energia rinnovabile, avanzando proposte per ognuna: 

  • energia solare: incentivare particolarmente gli impianti fotovoltaici su tetti, lastrici solari, coperture di capannoni, anche al fine della completa rimozione dell’eternit o dell’amianto, serre, parcheggi e assi viari, piuttosto che su terreni, anche se marginali, o su corpi idrici. Sarebbe auspicabile una congrua incentivazione degli impianti di piccola taglia, con semplificazione della loro gestione e in coordinamento con le disposizioni agevolative per l’autoconsumo;
  • energia eolica: valutare accuratamente l’analisi costi-benefici per l’azione di investimento indicata nel PNRR che prevede contributi a sostegno dello sviluppo di parchi eolici offshore, facilitando notevolmente gli impianti mini e micro-eolici evitando l’installazione di grandi parchi eolici onshore, soprattutto in zone con problematici impatti paesaggistici e ambientali;
  • energia geotermica: prevedere azioni di sostegno per lo sviluppo della geotermia a bassa entalpia nelle zone compatibili, soprattutto per il riscaldamento domestico abbinato a pompe di calore e per l’utilizzo in serricoltura; prevedere la mappatura e il censimento dei giacimenti energetici geotermici; prevedere, inoltre, azioni di sostegno per lo sviluppo di progetti di geotermia ad alta entalpia per la produzione elettrica esclusi­ vamente a zero emissioni;
  • energia idroelettrica: favorire gli impianti idroelettrici ad acqua fluente rispetto agli impianti idroelettrici a gravità; 
  • energia mareomotrice e del moto ondoso: sostenere progetti pilota in tale settore, al fine di trarre energia dalle acque del mare, in particolar modo dal moto ondoso;
  • biomassa e biocarburanti: incentivare l’uso delle biomasse per la pacciamatura, la produzione di compost, per un’agricoltura biologica di qualità, per l’industria del legno e l’industria tessile. 

Occorrerebbe, inoltre, secondo la Camera riprendere con forza nel Piano il tema delle rinnovabili nel settore termico – ponendo attenzione anche alle bioenergie derivate dai sottoprodotti agricoli e forestali – che rappresentano da sole circa la metà di tutte le rinnovabili nazionali. 

Camera e Senato concordano sulla necessità di rafforzare la promozione dello sviluppo dei sistemi di accumulo, essenziale per lo sfruttamento corretto e sostenibile delle fonti rinnovabili intermittenti. Per i deputati tale sostegno dovrebbe essere pieno per quelle tecnologie già mature (come ad esempio l'idroelettrico), prevedendo un piano di ricerca e industrializzazione per quelle ancora in fase di sviluppo (come nel caso di idrogeno, batterie, sistemi ad aria compressa).

In questa ottica appare necessario integrare nel Piano gli investimenti per lo sviluppo di nuovi sistemi di accumulo idroelettrico e per l’ammodernamento degli invasi e delle capacità di generazione degli impianti esistenti, la cui realizzazione richiede il completamento del quadro normativo e regolatorio. Nell’ambito di questi interventi di ammodernamento andrebbe considerata un’azione peculiare sulle opere di captazione e restituzione degli impianti idroelettrici posizionate sugli alvei fluviali, che spesso necessitano di interventi di ripristino di carattere ambientale e operativo.

Gli investimenti necessari per la rete

Per garantire la sicurezza del sistema elettrico, anche in presenza dell’importante sviluppo delle fonti rinnovabili, la Camera insiste sulla necessità di investire sulle dorsali potenziando la direttrice Nord-Sud, rinforzando la rete di Sud e Isole, ma anche adeguare le interconnessioni con l’estero, mentre dal lato della distribuzione appare necessario incrementare la capacità di integrazione e gestione dei flussi di potenza intermittenti prodotti dalle rinnovabili, dalla nascita e dalla crescita delle comunità energetiche e della sempre maggiore domanda in ambito domestico e industriale. 

Occorrerebbe inoltre investire per aumentare la resilienza di rete, incrementando la capacità di riportarsi nello stato precedente in modo rapido ed efficiente, anche in condizione di eventi critici esterni ed assicurare con il monitoraggio costante la valutazione di eventuali condizioni di pericolo con adeguato anticipo, individuando e azionando idonee contromisure.

Infine, lo sviluppo delle rinnovabili e gli ingenti investimenti nelle reti dovrebbero essere accompagnati da politiche di contenimento degli oneri sia a carico delle imprese, al fine di non ridurne le capacità competitive, quanto a carico dei cittadini, al fine di evitare forme di povertà energetica. 

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Cosa potrebbe cambiare nel Recovery Plan del governo Draghi

Le indicazioni del Parlamento saranno centrali nella definizione del nuovo PNRR. "Il lavoro di sintesi del Parlamento contribuirà decisamente alla fase finale di definizione del Piano di qui alla fine del mese", ha assicurato il ministro dell'Economia.

In base a quanto anticipato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, le modifiche al Recovery Plan dovrebbero riguardare in primis lo snellimento burocratico. Non si tratta tanto di "razionalizzare quello che c'è, quanto inventare una struttura nuova. A mio avviso, il nostro meccanismo è talmente complesso che rimetterlo in sesto, semplificarlo, potrebbe essere una cosa troppo difficile", ha detto nel corso di un webinar dell'Ispra.

Nel corso di due audizioni in Parlamento il 16 marzo, Cingolani ha ribadito la volontà del MiTE di far sì che la burocrazia, anziché ostacolare gli investimenti nel settore rinnovabili, sia al servizio della transizione ecologica: un cambio di paradigma nelle procedure amministrative e negli assetti regolatori "che traduca le risorse economiche del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in progetti concreti che siano tempestivamente realizzati dal sistema dell’Amministrazione pubblica".

"Vanno individuati correttivi mirati che non siano l’ennesima rielaborazione dei sistemi di permitting, che periodicamente genera confusione interpretativa negli operatori pubblici, lasciandoli in panne. Vanno piuttosto individuati correttivi puntuali ispirati alle migliori pratiche amministrative nazionali", ha sottolineato il ministro.

"Analogamente - ha aggiunto - occorre rivedere il meccanismo delle aste per gli impianti di fonti rinnovabili: ancora di recente, in Spagna la domanda relativa agli impianti eolici è stata tre volte superiore all’offerta, mentre in Italia è stata aggiudicata meno di un quarto della capacità messa a gara". A tal fine, annuncia Cingolani, sono già state avviate interazioni con il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile e con il Ministero della cultura "per rendere le procedure più spedite" e "realizzare un sistema di permitting che offra procedure, tempi e soluzioni certe sull’intero territorio nazionale, e che si attenga a parametri oggettivi nella valutazione dell’impatto degli impianti di energie rinnovabili, anche, per esempio, nelle aree a vocazione agricola non sottoposte a vincolo".

Secondo Cingolani il Paese "ha difetto enorme, crea norme senza pensare alla patologia che non possono andar bene in situazione normali". Quel che serve, quindi, è "un’azione decisa per semplificare le operazioni, penso ai bandi con procedure ad hoc, e per agire sulla lentezza dei permessi". Per questo "dopo Pasqua porteremo un pacchetto di idee con il ministro Brunetta, è un work in progress ma siamo consapevoli che occorre velocizzare gli iter".

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