La proposta della Commissione per il bilancio UE 2021-2027

 

Juncker e Oettinger - © European Union, 2018/Source: EC - Audiovisual ServiceAggiornato il 3 maggio 2018 Un bilancio europeo da 1.135 miliardi di euro, con meno fondi per PAC e Coesione e nuove risorse proprie per contenere l'aumento dei contributi nazionali. Questa la proposta per il Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 presentata oggi dalla Commissione europea.

Quadro finanziario pluriennale – gli scenari per il bilancio UE post 2020

“Un piano pragmatico su come fare di più con meno”, con un aumento limitato dei contributi nazionali ed economie mirate su alcuni programmi finanziari. Così il presidente Jean-Claude Juncker ha definito la proposta di Quadro finanziario pluriennale post 2020 adottata mercoledì dalla Commissione europea e discussa in plenaria al Parlamento europeo.

La proposta dell'Esecutivo prevede 1.135 miliardi di euro in impegni e 1.105 miliardi di euro in pagamenti (espressi in prezzi del 2018), che tenendo conto dell'inflazione corrispondono a un ordine di grandezza analogo a quello del bilancio europeo 2014-2020. Un buon compromesso tra l'ambizione del Parlamento, da un lato, e la disponibilità degli Stati membri, dall'altro, ha commentato il commissario al Bilancio Günther H. Oettinger intervenendo al PE.

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Priorità a settori con valore aggiunto europeo

A fronte del gap provocato dalla Brexit e dell'esigenza di finanziare le nuove priorità politiche dell'Unione in materia di sicurezza, difesa, immigrazione, digitalizzazione, globalizzazione, la Commissione ha proposto di concentrare i fondi europei in settori nei quali l'impatto della spesa dell'UE possa essere maggiore rispetto a quello della spesa pubblica nazionale, come i progetti di ricerca e per la trasformazione digitale, le grandi infrastrutture o le iniziative dirette a dotare l'Unione degli strumenti necessari per proteggere e difendere i suoi cittadini.

"Investiamo ancora di più in settori nei quali i singoli Stati membri non possono agire da soli o nei quali è più efficiente operare insieme, come nei campi della ricerca, della migrazione, del controllo delle frontiere o della difesa, ha spiegato il commissario per il Bilancio Oettinger. “Contemporaneamente continuiamo a finanziare politiche tradizionali, ma ammodernate, come la Politica agricola comune e la Politica di coesione, visto che gli standard elevati dei nostri prodotti agricoli e il recupero economico delle nostre regioni vanno a vantaggio di noi tutti”, ha aggiunto.

Bilancio UE da 1.135 miliardi di euro

Nel complesso la Commissione propone un bilancio a lungo termine di 1.135 miliardi di euro in impegni (espressi in prezzi del 2018) per il periodo 2021-2027, pari all'1,11% del reddito nazionale lordo dell'UE a 27. Questo livello di impegni si traduce in 1.105 miliardi di euro (ovvero l'1,08% dell'RNL) in termini di pagamenti (a prezzi 2018), incluso il Fondo europeo di sviluppo, principale strumento con cui l'Unione finanzia la cooperazione allo sviluppo con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico e che finora è stato un accordo intergovernativo.

Sulla prospettiva di un aumento dei contributi nazionali al bilancio UE si è espresso negativamente il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, mentre la Germania si era già detta disponibile, con l'Italia, a un incremento limitato dei cofinanziamenti nazionali al QFP, a condizione di concentrare le risorse su sfide e progetti con un valore aggiunto europeo.

Secondo quanto dichiarato dal commissario Oettinger alla tv tedesca "Ard", il peso dei contributi aggiuntivi potrebbe oscillare per la Germania tra gli 11 e i 12 miliardi di euro all'anno. 

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Tagli a Coesione e PAC

All'aumento dei contributi nazionali al bilancio UE, dall'1% all'1,11% del RNL, si accompagna, nella proposta della Commissione, una combinazione di risparmi e nuove entrate.

Sul fronte dei tagli, Bruxelles propone che i finanziamenti a favore della Politica agricola comune e della Politica di coesione subiscano una modesta riduzione per tener conto delle nuove realtà di un'Unione a 27.

Nel caso della Coesione, ha spiegato Oettinger, i tagli ammontano a circa il 7% rispetto all'attuale dotazione, mentre si limitano a circa il 5% per la PAC (4% per i pagamenti diretti).

Parallelamente, queste politiche saranno oggetto di riforme con l'obiettivo di produrre risultati anche in presenza di minori risorse e alla luce delle nuove priorità, come il sostegno delle riforme strutturali e l'integrazione a lungo termine dei migranti.

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Più fondi per Erasmus, Life e FP9

A fronte di alcuni programmi che perdono risorse o che vedono confermate le dotazioni attuali ci sono programmi per cui la Commissione ha proposto un aumento dei fondi.

Tra questi, ha spiegato Oettinger, rientrano Erasmus Plus, LIFE e il Nono Programma quadro per la ricerca e l'innovazione, il successore di Horizon 2020.

La Commissione ha poi proposto di aumentare gli aiuti allo sviluppo, le risorse per gli investimenti in ricerca nel settore della difesa, per la sicurezza e per la gestione delle frontiere esterne dell'Unione, prevedendo anche un aumento del personale di Frontex.

Nuove risorse proprie

Sul fronte delle entrate, basandosi sulle conclusioni del gruppo ad alto livello sul futuro finanziamento dell'UE guidato da Mario Monti, la Commissione ha proposto di aggiornare l'attuale sistema complessivo delle risorse proprie.

Oltre alla semplificazione dell'attuale risorsa propria basata sull'imposta sul valore aggiunto (IVA), l'Esecutivo UE ha proposto di introdurre un paniere di nuove entrate collegato alle priorità politiche dell'Unione, in particolare:

  • il 20% delle entrate provenienti dal sistema di scambio delle quote di emissioni;
  • un'aliquota di prelievo del 3% applicata alla nuova base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (da introdurre gradualmente, una volta adottata la relativa legislazione);
  • un contributo nazionale calcolato in base alla quantità di rifiuti non riciclati di imballaggi in plastica di ciascuno Stato membro (0,80 € al chilogrammo).

Nelle intenzioni di Bruxelles queste nuove risorse proprie dovranno rappresentare circa il 10/12% del bilancio totale dell'UE e potrebbero apportare fino a 22 miliardi di euro l'anno per il finanziamento delle nuove priorità.

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Un bilancio più semplice e flessibile

La Commissione ha proposto anche di semplificare la struttura del bilancio europeo, riducendo di oltre un terzo il numero dei programmi (dai 58 attuali a 37 in futuro) e razionalizzando l'uso degli strumenti finanziari, anche tramite il Fondo InvestEU.

Inoltre, per aumentare la capacità di risposta dell'Unione, l'Esecutivo ha proposto una maggiore flessibilità all'interno dei programmi e tra i medesimi, il rafforzamento degli strumenti di gestione delle crisi e la creazione di una nuova "riserva dell'Unione" che permetterebbe di affrontare eventi imprevisti e rispondere a situazioni di emergenza in settori quali la sicurezza e la migrazione.

Attenzione allo Stato di diritto

Pur senza accogliere la richiesta italiana di collegare l'accesso ai fondi europei al rispetto degli impegni in materia di accoglienza dei migranti, la Commissione ha previsto una forma di macro condizionalità politica, rafforzando il legame tra i finanziamenti UE e lo Stato di diritto, presupposto essenziale di una sana gestione finanziaria e dell'efficacia dei fondi europei.

Il nuovo meccanismo permetterebbe all'Unione di sospendere, ridurre o restringere l'accesso ai finanziamenti UE in modo proporzionale alla natura, alla gravità e alla portata delle carenze relative allo Stato di diritto, attraverso decisioni proposte dalla Commissione e adottate dal Consiglio con votazione a maggioranza qualificata inversa.

Una proposta guardata con diffidenza dalla Polonia, con il viceministro degli Affari europei Konrad Szymanski che ha commentato "Non può esserci spazio per l'arbitrarietà", e criticata dalla Bulgaria, il paese che detiene la presidenza di turno dell'Unione. "Il principio dello stato di diritto non deve essere utilizzato per cercare di imporre un'interferenza politica o una disparità di trattamento nei confronti di singoli paesi", ha dichiarato il ministro delle Finanze, Vladislav Goranov, aggiungendo che la Bulgaria non esprimerà ulteriori commenti, dal momento che il compito del paese è ora quello di facilitare un accordo. 

Giudizio positivo, invece, dalla Repubblica Ceca, con il segretario di Stato responsabile per gli Affari europei Aleš Chmelař, che su Twitter ha definito una buona notizia per il proprio paese la proposta di bilancio della Commissione europea.

Sostegno all'Unione economica e monetaria

In linea con la tabella di marcia per l'approfondimento dell'Unione economica e monetaria, proposta a dicembre, la Commissione ha prospettato la possibilità di introdurre, nell'ambito del QFP post 2020, nuovi strumenti di bilancio a sostegno della stabilità e della crescita dell'eurozona.

Il primo strumento, con una dotazione complessiva di 25 miliardi di euro, consisterebbe in un nuovo programma di sostegno alle riforme strutturali degli Stati membri, in particolare nel contesto del Semestre europeo, con un meccanismo di convergenza per il sostegno ad hoc agli Stati membri che si preparano ad adottare la moneta comune.

Il secondo avrebbe l'obiettivo di stabilizzare i livelli degli investimenti in caso di gravi shock asimmetrici, inizialmente attraverso prestiti "back-to-back" garantiti dal bilancio dell'UE con un massimale di 30 miliardi di euro, abbinati a un'assistenza finanziaria agli Stati membri a copertura dell'onere degli interessi.

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Addio a tutte le correzioni

La Commissione ha proposto di approfittare dell'uscita del Regno Unito dall'Unione per affrontare il complesso sistema di correzioni e "correzioni sulle correzioni". Insieme al rebate britannico, Bruxelles vorrebbe cancellare infatti tutti gli attuali sconti e ridurre dal 20% al 10% gli importi che gli Stati membri trattengono all'atto della riscossione dei tributi doganali a favore del bilancio dell'UE.

L'eliminazione delle correzioni sarebbe progressiva, nell'arco di cinque anni, in modo da aumentare gradualmente il contributo degli Stati membri interessati al bilancio UE.

Una proposta ragionevole per il negoziato

Aprendo il dibattito in plenaria il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha ricordato che il PE vorrebbe un aumento dei contributi nazionali all'1,3%, e non all'1,1%, ed è contrario alla riduzione dei bilanci per PAC e Coesione. Tuttavia, ha aggiunto Tajani, è importante che la Commissione abbia riconosciuto un ruolo importante alle risorse proprie, in linea con quanto chiesto dal PE.

Se Bruxelles avesse operato una semplice somma delle nuove politiche e di quelle attuali, senza procedere a un'analisi dettagliata dei diversi programmi e senza tenere conto dell'ammanco di risorse provocato dalla Brexit,  ha replicato Juncker, si sarebbe arrivati a contributi al bilancio pari a circa il 2% del RNL. Una proposta che tutti gli Stati membri, e gran parte degli eurodeputati, avrebbero rigettato.

La Commissione ha invece voluto presentare una proposta che possa essere una base solida per negoziare, ha proseguito Juncker, ricordando che la discussione sarà lunga e richiederà determinazione, ma che è nell'interesse di tutti concludere il dibattito quanto prima.

Accordo prima delle elezioni europee del 2019

Alle proposte sul QFP post 2020 seguiranno nelle prossime settimane quelle sui nuovi programmi di spesa settoriali.

Sarà poi il Consiglio, previa approvazione del Parlamento europeo, a deliberare all'unanimità dimensioni e caratteristiche del bilancio europeo 2021-2017 e della prossima generazione di programmi finanziari.

La Commissione ha chiesto di accordare ai negoziati la massima priorità, con l'obiettivo di raggiungere un accordo prima delle elezioni del Parlamento europeo in programma il prossimo anno. Nell'attuale programmazione il 2014 è stato un anno perso, non dovrà accadere lo stesso nel 2021, ha detto Oettinger.

Il giudizio degli eurodeputati

Diverse le posizioni espresse dagli eurodeputati nel corso del dibattito in plenaria, anche se la maggioranza dell'Aula si è pronunciata sostanzialmente a favore delle proposte presentate da Juncker e Oettinger.

Tra i punti accolti con maggior favore, il finanziamento delle nuove priorità in materia di gestione delle frontiere, migrazione, difesa e sicurezza, e l'introduzione di nuove risorse proprie. Maggiore scetticismo sui tagli alla Politica di Coesione e alla Politica agricola comune, che secondo molti europarlamentari non dovrebbero essere sacrificate nel prossimo settennato.

Dopo una prima posizione sul Quadro finanziario pluriennale e sulle risorse proprie adottata il 14 marzo scorso, il Parlamento dovrebbe votare a fine maggio una nuova risoluzione in risposta alle proposte della Commissione.

> Le proposte della Commissione europea per il QFP post 2020

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