Agricoltura: via libera all'accordo sulla PAC 2023-2027

 

Accordo riforma PAC - Copyright: European UnionIl Consiglio ha approvato l'accordo provvisorio raggiunto dalla presidenza portoghese con il Parlamento europeo sulla riforma della Politica agricola comune (PAC) che entrerà in vigore, dopo un biennio di transizione, il 1° gennaio 2023.

Il negoziato sulla riforma della PAC

A oltre tre anni dalla presentazione della proposta iniziale della Commissione, nel maggio 2018, e dopo aver concordato un biennio transitorio, il 2021-2022, per portare a termine i negoziati e approvare i Piani strategici della PAC che i 27 dovranno presentare a Bruxelles entro fine anno, arriva l'ok del Consiglio alla riforma della Politica agricola comune.

Il confronto tra Stati membri e Parlamento, partito a novembre dopo l'adozione delle rispettive posizioni negoziali ad ottobre, ha riguardato tutti e tre i regolamenti che compongono il pacchetto: quello sui Piani strategici nazionali, quello sull'organizzazione comune dei mercati (OCM) e il regolamento orizzontale sul finanziamento, la gestione e il monitoraggio della PAC. Il risultato è una riforma che rinnova profondamente l'impianto della Politica agricola comune, con un nuovo modello di gestione, l'obbligo di coerenza con gli obiettivi ambientali e climatici del Green Deal, una nuova condizionalità sociale e una maggiore ridistribuzione dei pagamenti diretti a favore dei piccoli agricoltori.

Alla PAC va circa un terzo del Quadro finanziario pluriennale 2021-27, in totale 386,6 miliardi di euro.

Bilancio UE 2021-2027: la proposta della Commissione per la nuova PAC

Il new delivery model della PAC

L'accordo conferma anzitutto la modifica del modello di gestione della PAC, un nuovo “delivery model” che riconosce maggiore sussidiarietà agli Stati membri, semplifica il set di regole a livello europeo e guarda più al raggiungimento degli obiettivi che alla conformità a norme comuni. Attraverso i Piani strategici nazionali, i paesi UE sceglieranno infatti gli strumenti e le azioni per raggiungere i target concordati a livello dell'Unione, che la Commissione verificherà attraverso un rapporto di performance annuale.

Gli annual performance report dovranno essere presentati alla Commissione a partire dal 2024, mentre l'Esecutivo UE riesaminerà, sulla base di un insieme di indicatori comuni, le prestazioni dei Piani strategici della PAC nel 2025 e nel 2027, valutando anche la necessità di eventuali interventi di modifica da parte degli Stati membri.

Per la prima volta la PAC includerà anche una condizionalità sociale, che richiederà ai beneficiari dei fondi europei per l'agricoltura il pieno rispetto delle leggi sul lavoro.

Per approfondire: Agricoltura: verso il Piano strategico PAC dell'Italia

La nuova architettura verde della PAC

Il contributo della Politica agricola comune agli obiettivi ambientali e climatici dell'Unione si articolerà in una serie di strumenti, a partire dall'allineamento all'European Green Deal, alla legislazione che ne deriva e alle strategie Farm to Fork e Biodiversità al 2030, che dovrà essere verificato dalla Commissione al momento della valutazione dei Piani nazionali della PAC.

L'accordo prevede inoltre una condizionalità ambientale rafforzata, con requisiti minimi più ambiziosi per i beneficiari della PAC, tra cui il vincolo a dedicare, in ogni azienda agricola, almeno il 3% dei seminativi alla biodiversità e agli elementi non produttivi, con la possibilità di ricevere un sostegno tramite gli ecoschemi per raggiungere il 7%.

Gli ecoschemi sono la principale innovazione del nuovo greening e funzionano come un meccanismo premiale e non penalizzante: gli agricoltori che assumeranno maggiori impegni ambientali potranno accedere infatti a contributi aggiuntivi nell'ambito dei pagamenti diretti del primo pilastro. Gli ecoschemi dovranno essere offerti obbligatoriamente dagli Stati membri, ma l'adesione sarà facoltativa per gli agricoltori.

Il budget da dedicare alla loro implementazione è stato uno dei punti più controversi del negoziato, con il Consiglio che voleva destinargli non oltre il 20% della dotazione assegnata a ciascun paese UE per i pagamenti diretti e il PE che mirava al 30%. Il compromesso raggiunto - il 25% della dotazione, corrispondente in totale a 48 miliardi di euro - è stato reso possibile anche dall'incremento della quota di risorse FEASR dedicate ai pagamenti agro-climatico-ambientali dei PSR. A queste misure e a quelle collegate al benessere animale andrà il 35% dei fondi di sviluppo rurale, come chiesto dal Parlamento, anziché il 30% come avrebbero voluto i 27.

Cosa prevede la strategia Farm to Fork per l'agroalimentare sostenibile

Gli altri punti principali dell'accordo sulla PAC

L'accordo tra PE e Consiglio ha anche definito il livello minimo obbligatorio di convergenza interna per i pagamenti diretti, che dovrà raggiungere almeno l'85% del livello medio entro il 2026, e previsto una maggiore redistribuzione dei pagamenti diretti. Gli Stati membri dovranno infatti redistribuire obbligatoriamente almeno il 10% degli aiuti per il sostegno al reddito degli agricoltori alle imprese di piccole e medie dimensioni e descrivere nei rispettivi Piani strategici come intendono raggiungere l'obiettivo.

I 27 potranno infatti utiilizzare un pagamento redistributivo in aggiunta al pagamento di base o ridurre progressivamente l'importo annuale superata la soglia di 60mila euro, fissando il massimale a 100 mila euro. In questo secondo caso, però, i paesi UE potranno permettere alle imprese agricole di detrarre il 50% del costo dei salari collegati all'attività agricola dal totale prima che venga operata la riduzione.

Target vincolante anche per il ricambio generazionale in agricoltura: i 27 dovranno destinare almeno il 3% del budget della PAC a misure in favore dei giovani agricoltori, in forma di sostegno al reddito, aiuti per il primo insediamento e sostegno agli investimenti.

Fronte OCM, la nuova PAC mantiene un orientamento globale al mercato, promuovendo la crescita delle aziende agricole nel mercato interno e nei paesi terzi e ampliando le possibilità per gli agricoltori di unire le forze, anche mediante alcune eccezioni al diritto della concorrenza.

Prevista una nuova riserva agricola per finanziare l'attivazione di misure di mercato in tempi di crisi, con un budget annuale di almeno 450 milioni di euro.

Il giudizio dell'Italia

Soddisfatto dell'accordo raggiunto il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, secondo cui "i motivi di soddisfazione dell'architettura generale del pacchetto di compromesso sulla PAC sono superiori ai punti su cui si potevano trovare soluzioni migliori, soprattutto sul piano della semplificazione e della competitività dell'intero settore agricolo".

Tra i punti qualificanti messi in evidenza dal ministro, la condizionalità sociale, gli interventi relativi alla transizione ecologica del sistema agroalimentare europeo e il maggiore sostegno finanziario agli strumenti di gestione del rischio, con la possibilità di utilizzare a questo scopo fino al 3% dei pagamenti diretti e dei fondi per lo sviluppo rurale.

Altri aspetti sottolineati da Patuanelli riguardano la definizione di agricoltore attivo obbligatoria, il pagamento redistributivo obbligatorio al 10%, lo schema per i piccoli agricoltori facoltativo e il livello di convergenza interna dei pagamenti diretti fissato ad almeno l'85% del livello medio dei pagamenti diretti entro il 2026, oltre alla conferma, per gli aiuti accoppiati, dello stesso livello del 13%+2% dei pagamenti diretti e al mantenimento del quadro di sostegno finanziario a favore delle nostre produzioni mediterranee quali il settore vitivinicolo, ortofrutticolo e dell'olio di oliva.

I prossimi passi

Incassato l'ok dei 27 all'accordo provvisorio raggiunto con il Parlamento europeo il 25 giugno, si lavorerà ora a livello interistituzionale sui restanti dettagli tecnici della proposta di riforma. Conclusa questa fase, i regolamenti della PAC saranno approvati formalmente sia dal Parlamento europeo che dal Consiglio ed entreranno in vigore una volta pubblicati sulla Gazzetta ufficiale UE.

La Commissione avrà sei mesi di tempo per valutare e approvare i Piani strategici nazionali dei 27, che saranno operativi da gennaio 2023.

Per leggere il contenuto prego
o

Questo sito web utilizza i cookie! Acconsenti ai nostri cookie, se continui ad utilizzare questo sito web.