Rientro dei cervelli, le novità in Manovra per docenti e ricercatori impatriati

 

Regime agevolato docenti e ricercatori impatriati - Foto di Max Fischer da PexelsSi estende ai docenti e ai ricercatori rientrati in Italia prima del 2020 la possibilità di accedere alle agevolazioni fiscali per il rientro dei cervelli. Ecco in che cosa consiste, quali sono le principali novità e le risposte alle domande più frequenti relative al regime speciale per gli impatriati.

Rientro dei cervelli, guida all'agevolazione per i lavoratori impatriati

Incentivare il rientro in Italia di soggetti con alte qualificazioni e specializzazioni, favorendo in tal modo lo sviluppo tecnologico, scientifico e culturale del paese. È questo l'obiettivo dell'agevolazione nota anche come "rientro dei cervelli", il regime speciale per docenti e ricercatori impatriati stabilito dall'articolo 44 del decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010.

La norma, aggiornata in precedenza dai documenti di prassi dell'Agenzia delle Entrate e dal decreto legge 34-2019, ha subito un'importante modifica grazie alla legge di Bilancio 2022, che ne ha ampliato la platea di beneficiari.

Rientro dei cervelli: le novità sul regime agevolato per docenti e ricercatori

Come funziona il regime per il rientro di docenti e ricercatori all'estero

Si tratta di un regime di tassazione agevolata temporaneo, riconosciuto ai docenti e ai ricercatori che trasferiscono la residenza fiscale in Italia per esercitarvi la propria attività lavorativa. 

Nel periodo d’imposta in cui la residenza viene trasferita e nei successivi 5, gli emolumenti percepiti concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo nella misura del 10% del loro ammontare e sono esclusi dal valore della produzione netta ai fini dell’Irap (riguardo ai lavoratori dipendenti, l’agevolazione Irap spetta ai sostituti d’imposta che erogano le retribuzioni).

Per i docenti e i ricercatori trasferiti in Italia a partire dal 2020, la detassazione è estesa:

  • a 8 periodi d’imposta, in caso di contribuenti con un figlio minorenne o a carico oppure divenuti proprietari di almeno un’unità immobiliare residenziale in Italia dopo il trasferimento o nei 12 mesi precedenti;
  • a 11 periodi d’imposta, in caso di contribuenti con almeno due figli minorenni o a carico;
  • a 13 periodi d’imposta, in caso di contribuenti con almeno tre figli minorenni o a carico;

Può accedere al regime agevolato chi svolge attività di docenza e ricerca in Italia e possiede i seguenti requisiti:

  • ha un titolo di studio universitario o a esso equiparato;
  • è stato residente all’estero non in maniera occasionale;
  • ha svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi, presso centri di ricerca pubblici o privati oppure università;
  • acquisisce la residenza fiscale in Italia, mantenendola per tutto il periodo di fruizione dell’agevolazione (in caso di ritrasferimento all’estero, il beneficio viene meno dal periodo d’imposta in cui si perde la residenza fiscale in Italia).

Sono fra i beneficiari anche i cittadini italiani non iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) purché, nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento, abbiano risieduto in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi.

Rientro di ricercatori e docenti: come richiedere l'agevolazione

Si distinguono due diverse modalità per beneficiare del regime fiscale agevolato a seconda della tipologia di lavoro del soggetto interessato.

I titolari di reddito di lavoro dipendente devono presentare una richiesta scritta al datore di lavoro, indicando tutti i propri dati personali tra cui il codice fiscale, i dati relativi al rientro in Italia e all'assunzione avvenuta nel paese. Inoltre, il richiedente deve dichiarare gli altri requisiti di accesso al regime agevolato: la residenza specifica in Italia, l’impegno a comunicare eventuali cambiamenti di residenza, oltre alla dichiarazione di non recepire altri incentivi fiscali per rientro in Italia. Il datore di lavoro a questo punto può applicare l’agevolazione per il periodo successivo al momento della richiesta, oppure è possibile per il contribuente rivolgersi all’Agenzia delle Entrate in occasione della dichiarazione dei redditi.

Per i titolari di reddito di lavoro autonomo è possibile accedere al regime agevolato direttamente nella dichiarazione dei redditi. In alternativa, possono fruire del beneficio in sede di applicazione, da parte del committente, della ritenuta d’acconto sui compensi percepiti. In questo caso è necessario presentare una richiesta scritta simile a quella prevista per i lavoratori dipendenti.

Legge di Bilancio 2022, proroga estesa a chi è rientrato in passato

La Manovra 2022 amplia la platea di coloro i quali possono fruire dell'estensione dell'agevolazione oltre il periodo ordinario di 6 anni ai docenti e ricercatori rientrati in Italia già alla data del 30 aprile 2019, e che dalla fine di quell’anno già avevano richiesto l’agevolazione.

Questa possibilità è condizionata al versamento di una somma di denaro, oltre ad essere legata al numero dei figli e all'acquisto di una unità immobiliare ad uso residenziale in Italia. Nello specifico, è necessario il versamento di:

  • un importo pari al 10% dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia oggetto dell'agevolazione relativi al periodo d'imposta precedente all'esercizio dell'estenzione, se il soggetto al momento dell'esercizio dell'opzione ha almeno un figlio minorenne, anche in affido preadottivo, o è diventato proprietario di almeno un'unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento, ovvero ne diviene proprietario entro diciotto mesi dalla data di esercizio dell'opzione. L'unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal soggetto oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà;
  • un importo pari al 5% dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia oggetto dell'agevolazione relativi al periodo d'imposta precedente a quello di esercizio dell'esenzione, se il soggetto al momento dell'esercizio dell'opzione ha almeno tre figli minorenni, anche in affido preadottivo, e diventa o è diventato proprietario di almeno un'unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento, ovvero ne diviene proprietario entro diciotto mesi dalla data di esercizio dell'opzione. L'unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà.

Le modalità di esercizio di questa estensione saranno oggetto di uno specifico provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di Bilancio 2022.

I chiarimenti del Fisco sul rimpatrio ricercatori

Sì agli incentivi fiscali per ricercatori rimpatriati

In tema di incentivi fiscali per il rientro in Italia di docenti/ricercatori residenti all'estero, la disposizione non si rivolge soltanto ai cittadini italiani che intendono rientrare in Italia, ma interessa in linea generale tutti i ricercatori residenti all'estero, che trasferendosi nel territorio nazionale possono favorire lo sviluppo della ricerca in Italia in virtù delle loro particolari conoscenze scientifiche. Lo ha ricordato l’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 307 del 3 settembre 2020, con cui ha specificato il significato di requisito della attività all'estero.

Rientro in Italia di docenti residenti all'estero

Il regime di favore, introdotto per il rientro in Italia di docenti/ricercatori residenti all'estero, è applicabile per cinque anni, che diventano undici se il contribuente ha almeno due figli minorenni o fiscalmente a carico. Inoltre, non assume rilievo la natura del datore di lavoro o del soggetto committente, che, per l'attività di ricerca, può essere una università, pubblica o privata, o un centro di ricerca pubblico o privato o una impresa o un ente che, in ragione della peculiarità del settore economico in cui opera, disponga di strutture organizzative finalizzate alla ricerca. Lo ha ricordato l’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 274 del 26 agosto 2020.

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