Rientro dei cervelli, guida all'agevolazione per i lavoratori impatriati

 

I chiarimenti dell'Agenzia delle entrate sul rientro dei cervelli - Photo credit: Andrea Piacquadio da PexelsIn che cosa consiste, quali sono le principali novità e le risposte alle domande più frequenti relative al regime speciale per lavoratori impatriati, docenti e ricercatori.

Decreto Crescita - aumentano gli incentivi per il rientro dei cervelli

La normativa sul regime speciale per lavoratori rimpatriati, docenti e ricercatori, o sul rientro dei cervelli, è stata emanata al fine di incentivare il trasferimento in Italia di soggetti con alte qualificazioni e specializzazioni e favorire lo sviluppo tecnologico, scientifico e culturale del paese.

In tema di regime agevolato per gli impatriati, tutti i lavoratori che rispondono alle caratteristiche delineate dalla norma di riferimento, indipendentemente dalla loro cittadinanza, possono fruire dello trattamento fiscale agevolato. Lo ha evidenziato l’Agenzia delle Entrate con la risposta all'interpello n. 447 del 25 giugno 2021.

Chiarimenti Agenzia Entrate sul rietro dei cervelli

Lavoratori impatriati: codici tributo per adesione al regime speciale 

Con la risoluzione n. 27 del 15 aprile 2021 l'Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo "1860" e "1861" per consentire ai lavoratori, dipendenti e autonomi, l’esercizio dell’opzione che proroga di cinque anni il regime speciale agevolato per 'impatriati', mediante il versamento, in un’unica soluzione, di un importo rispettivamente pari al 10% o al 5% dei redditi di lavoro dipendente e autonomo prodotti in Italia, relativi al periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione.

In particolare, al fine di consentire il versamento degli importi per l’adesione al regime speciale agevolato per i lavoratori impatriati, tramite il modello "F24 Versamenti con elementi identificativi" (F24 Elide), l'Agenzia delle Entrate ha definito i seguenti codici tributo:

  • "1860" denominato "Importo dovuto (10%) per l’adesione al regime agevolato di cui all’art. 5, co. 2-bis, lett. a), del DL n. 34 del 2019"
  • "1861" denominato "Importo dovuto (5 per cento) per l’adesione al regime agevolato di cui all’art. 5, co. 2-bis, lett. b), del DL n. 34 del 2019".

In sede di compilazione del modello sono indicati:

  • nella sezione "Contribuente" i dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore che opta per l’adesione al regime agevolato
  • nella sezione "Erario ed Altro": nel campo "tipo", la lettera "R"; nel campo "elementi identificativi", se applicabile, il codice fiscale del datore di lavoro cui il lavoratore dipendente presenterà la richiesta di applicazione del regime agevolato; nel campo "codice", il codice tributo sopra indicato; nel campo "anno di riferimento", l’anno corrispondente al primo periodo d’imposta di fruizione dell’agevolazione di cui  all’articolo 16 Dlgs n. 147/2015, nel formato "AAAA"; nel campo "importi a debito versati", l’importo dovuto.

Modalità operative per prolungare l'agevolazione

Con provvedimento n. 60353 del 3 marzo 2021, l'Agenzia delle Entrate ha fornito una guida pratica ai lavoratori, dipendenti e autonomi, che potranno optare per la proroga, per ulteriori cinque periodi di imposta, del regime fiscale agevolato degli "impatriati".

La possibilità di prolungare l’agevolazione è riconosciuta ai lavoratori, già iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) o cittadini UE, che hanno trasferito la residenza in Italia prima del 30 aprile 2019 e che al 31 dicembre dello stesso anno risultavano beneficiari del trattamento fiscale di favore, previsto dall'articolo 16 del Dlgs n. 147/2015.

In particolare, la norma prevede per i lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo, o che acquistano o hanno acquistato un’abitazione in Italia la possibilità di applicare per ulteriori cinque periodi d’imposta il regime speciale. In entrambi i casi il reddito prodotto in Italia è imponibile soltanto per il 50% del suo ammontare, che scende al 10% se il contribuente ha almeno tre figli minorenni o a carico, anche in affido preadottivo.

La volontà di estendere il regime speciale può essere esercitata mediante il versamento in un’unica soluzione di un importo pari:

  • al 10% dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia, oggetto dell’agevolazione, relativi al periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione, nel caso in cui il lavoratore ha almeno un figlio minorenne, anche in affido preadottivo, o è diventato proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale (acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà) in Italia, di almeno, dopo il trasferimento in Italia o nei 12 mesi precedenti, o ne diventa  proprietario entro 18 mesi dall’effettuazione del versamento, pena la restituzione del beneficio addizionale fruito senza l’applicazione di sanzioni;
  • al 5% dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia, oggetto dell’agevolazione, relativi al periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione, nel caso in cui il lavoratore, al momento dell’opzione, ha almeno tre figli minorenni, anche in affido preadottivo, e diventa o è diventato proprietario di almeno un’abitazione residenziale (acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà) nel nostro Paese, dopo il trasferimento in Italia o nei 12 mesi precedenti, o ne diventa proprietario entro 18 mesi dall’effettuazione del versamento, pena la restituzione del beneficio addizionale fruito senza l’applicazione di sanzioni.

L’importo dovrà essere versato mediante il modello di pagamento F24, senza la possibilità di avvalersi della compensazione, entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di conclusione del primo periodo di fruizione dell’agevolazione. I contribuenti per cui tale periodo si è concluso il 31 dicembre 2020, hanno 180 giorni di tempo dalla pubblicazione del provvedimento in esame per passare in cassa.

Per beneficiare della proroga i lavoratori dipendenti devono fare apposita richiesta scritta al datore di lavoro, mentre i lavoratori autonomi comunicano l’opzione di adesione al regime nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta nel quale hanno effettuato il relativo versamento.

Legge bilancio 2021: estensione regime speciale lavoratori impatriati

Un emendamento alla legge di Bilancio 2021 prevede l'allungamento temporale del regime fiscale agevolato dei lavoratori impatriati per cinque periodi d’imposta anche ai soggetti che hanno trasferito la residenza in Italia prima dell'anno 2020 e che, alla data del 31 dicembre 2019, risultano beneficiari del regime di favore ordinario.

Condizione necessaria per fruire dell'estensione del beneficio, il previo versamento di:

  • un importo pari al 10% dei redditi agevolati e relativi al periodo d'imposta precedente a quello di esercizio dell'opzione, se il soggetto al momento dell'esercizio dell'opzione ha almeno un figlio minorenne, anche in affido preadottivo, o è diventato proprietario di almeno un'unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento, ovvero lo diventi entro diciotto mesi dalla data di esercizio dell'opzione, pena la restituzione del beneficio addizionale fruito, senza l'applicazione di sanzioni. L'unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà;
  • un importo pari al 5% dei redditi agevolati, relativi al periodo d'imposta precedente a quello di esercizio dell'opzione, se il soggetto al momento dell'esercizio dell'opzione ha almeno tre figli minorenni, anche in affido preadottivo e diventa o è diventato proprietario di almeno un'unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento, ovvero lo diventi entro diciotto mesi dalla data di esercizio dell'opzione di cui al presente comma, pena la restituzione del beneficio addizionale fruito senza l'applicazione di sanzioni.   L'unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà.

Come funziona il regime speciale per lavoratori rimpatriati

L’articolo 16 del decreto legislativo n. 147-2015 ha stabilito che i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia concorrano alla formazione del reddito complessivo nella misura del 50%. L’agevolazione temporaneamente è applicabile per un quinquennio a decorrere dal periodo di imposta in cui il lavoratore trasferisce la residenza fiscale in Italia e per i quattro periodi di imposta successivi.

L’articolo 1, comma 2, dello stesso decreto attuativo ha previsto che sono destinatari del beneficio fiscale i cittadini dell’Unione europea che:

  • 1. sono in possesso di un titolo di laurea e hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più;
  • 2. hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

Inoltre,  per accedere al regime speciale per i lavoratori rimpatriati, la norma istitutiva del regime fiscale agevolato ha previsto che il soggetto non sia stato residente in Italia per un periodo minimo precedente all’rimpatrio.

Le novità del Decreto Crescita

Con il Decreto Crescita, ossia il decreto-legge n. 34-2019, sono state introdotte importanti modifiche alle agevolazioni finalizzate ad incentivare il “rientro dei cervelli”.

Nello specifico si parla di:

  • 1. una semplificazione delle condizioni d’accesso.  I redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio italiano, concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 30% del loro ammontare se ricorrono le seguenti condizioni:
    - i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei due periodi d'imposta precedenti il trasferimento e si impegnano a risiedere in Italia per almeno due anni;
    - l'attività lavorativa è svolta prevalentemente nel territorio italiano
    Saranno invece agevolati con una riduzione dell’imponibile del 90% i lavoratori che decideranno di trasferire la propria residenza in una delle regioni del Mezzogiorno: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna o Sicilia.
  • 2. novità sui periodi d'imposta. Con il nuovo decreto, l'agevolazione si applica per ulteriori cinque periodi di imposta a due classi di lavoratori:
    - coloro che hanno almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo;
    - coloro che diventano proprietari di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento; l'unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà.
    In entrambi i casi, i redditi concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del loro ammontare, mentre se si hanno almeno tre figli minorenni, a carico, o in affido, la percentuale in questione sarà pari al 10%.
  • 3. non solo gli iscritti all'Aire.  Per quanto riguarda le caratteristiche dei soggetti beneficiari, coloro che hanno diritto a concessione dei benefici fiscali sono:
    - i soggetti residenti, cioè le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno il domicilio o la residenza nel territorio italiano;
    - i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale.

Nei confronti dei ricercatori/docenti, rimane invariata la percentuale di detassazione già oggi al 90%, mentre viene esteso l’ambito temporale sulla fruizione dei benefici. Questo, che in precedenza decorreva dal periodo d’imposta in cui il docente diventava residente fiscale in Italia più i successivi tre periodi d’imposta, ora prevede la decorrenza dal periodo d’imposta in cui diventa residente fiscale in Italia,  più i cinque periodi d’imposta successivi.

Anche in questo caso sono previsti benefici potenziati, qualora ricorrano particolari situazioni:

  • Nel caso in cui il ricercatore/docente abbia un figlio minorenne o a  carico, anche in affido preadottivo, oppure nell’ipotesi di acquisto di proprietà immobiliare di tipo residenziale, successivamente all’acquisto della residenza o nei dodici mesi precedenti al trasferimento. I benefici decorrono dal periodo d’imposta in cui  acquisisce la residenza fiscale e si protraggono per ulteriori sette periodi d’imposta;
  • Nel caso in cui il ricercatore/docente abbia due figli minorenni o a carico, anche in affido preadottivo, i benefici decorrono dal periodo d’imposta in cui  acquisisce la residenza fiscale e si protraggono per ulteriori dieci periodi d’imposta.
  • Qualora il ricercatore/docente abbia almeno tre figli a carico, i benefici si applicano dall’anno in cui acquisisce la residenza fiscale in Italia e per 12 periodi d’imposta successivi.
  • Tutti questi benefici sono condizionati al fatto che il soggetto rimanga residente fiscale in Italia.

Con l’allargamento introdotto dal decreto-legge n. 34-2019, valido sia per i lavoratori sia per docenti e ricercatori, l’accesso ai benefici è consentito anche ai non iscritti all’AIRE, purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia. 

Rientro cervelli - Agenzia Entrate, istruzioni regime fiscale speciale

Fisco: i dubbi sui lavoratori rimpatriati

Regime lavoratori impatriati anche per sportivi da paesi extra-UE

Il calciatore professionista proveniente da un Paese extra-UE, che ha trasferito nel 2020 la propria residenza fiscale in Italia può beneficiare dell'agevolazione fiscale del regime degli impatriati, in vigore dal 30 aprile 2019,  per i redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia a decorrere dall'anno di imposta 2020 e per i quattro periodi successivi. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risposta all'interpello n. 447 del 25 giugno 2021.

No alla creazione di una società unipersonale

Rappresenta un abuso di diritto la creazione di una società unipersonale, nascondendo la modalità di determinazione del reddito, per fruire del regime agevolativo degli impatriati. In questo caso, quindi, non potrà operare la detassazione prevista dall'articolo 16 del del Dlgs n. 147/2015. È questo, in sintesi, il contenuto della risposta n. 407 del 16 giugno 2021 fornita dall'Agenzia delle entrate in relazione ad una istanza di interpello. 

Ok al regime per impiegato all'estero e Quadro in Italia

Il professionista distaccato all’estero per più di 4 anni e che rientra in Italia nel 2020, con un contratto da Quadro, nel rispetto di tutti i requisiti, può essere ammesso al regime fiscale agevolato previsto per i lavoratori impatriati. Il salto di qualità della posizione lavorativa assunta al rientro, che pone l’ultimo ruolo in discontinuità con quello di partenza, soddisfa la ratio della norma agevolativa. È quanto afferma l’Agenzia delle entrate nella risposta n. 136 del 2 marzo 2020.

Sanatoria AIRE: necessaria residenza all'estero per 24 mesi

Con la risposta a interpello n. 533 del 6 novembre 2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i cittadini italiani non iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) rientrati in Italia a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 possono accedere ai benefici fiscali purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi negli ultimi 24 mesi o più. Il requisito dell'attività di studio è soddisfatto a condizione che il soggetto consegua la laurea o altro titolo accademico post lauream.

Agenzia Entrate, risposta all'interpello n. 533 del 6 novembre 2020

Regime speciale negato se l’opzione non è nei termini

Al fine di fruire del regime per lavoratori impatriati, nella versione in vigore al 30 aprile 2019, fino al periodo d'imposta 2020, i soggetti interessati avrebbero dovuto esercitare la prevista opzione nel termine del 2 maggio 2017, con richiesta al datore di lavoro o entro i termini di presentazione della dichiarazione per l'anno d'imposta 2017, direttamente in dichiarazione. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 284 del 28 agosto 2020, con cui ha specificato i tempi e le modalità per l’accesso al regime speciale.

Agenzia Entrate, risposta all'interpello n. 284 del 28 agosto 2020

Quando fruire dell’agevolazione in dichiarazione dei redditi

Nelle ipotesi in cui il datore di lavoro non abbia potuto riconoscere l'agevolazione, il contribuente può fruirne, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, direttamente nella dichiarazione dei redditi. In tale caso il reddito di lavoro dipendente va indicato già nella misura ridotta. Lo ha reso noto l’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 59 del 13 febbraio 2020 con cui ha evidenziato che il datore di lavoro applica il beneficio dal periodo di paga successivo alla richiesta e, in sede di conguaglio, dalla data dell'assunzione, mediante applicazione delle ritenute sull'imponibile ridotto alla percentuale di reddito tassabile prevista dal regime agevolativo. 

Agenzia Entrate, risposta a interpello n. 59 del 13 febbraio 2020

Come accedere ai benefici fiscali

L’Agenzia delle Entrate, con la risposta all'interpello n. 204 del 25 giugno 2019, ha ricordato che i cittadini italiani non iscritti all’AIRE rientrati in Italia a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 potranno accedere ai benefici fiscali purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi. La previsione vuole incentivare il trasferimento in Italia di lavoratori con alte qualificazioni e specializzazioni e favorire lo sviluppo tecnologico, scientifico e culturale del nostro paese.

Agenzia Entrate, risposta a interpello n. 204 del 25 giugno 2020 

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Come funziona il regime per il rientro di docenti e ricercatori all'estero

Il decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010 all’articolo 44 prevede che ai fini delle imposte sui redditi, è escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo il 90% degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all’estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi e che vengono a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato. 

L’agevolazione è riservata ai docenti e ai ricercatori che vogliono svolgere in Italia la propria attività e che sono in possesso dei seguenti requisiti:

  • essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato
  • essere stati non occasionalmente residenti all’estero;
  • aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi, presso centri di ricerca pubblici o privati o università svolgere l’attività di docenza e ricerca in Italia (anche presso pubbliche amministrazioni);
  • dover trasferire la residenza fiscale in Italia.

L’agevolazione  prevede un reddito imponibile del 10% del reddito di lavoro dipendente o autonomo percepito. La stessa è applicabile per un massimo di quattro anni che decorrono dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.

Entrate: chiarimenti sul rimpatrio ricercatori

Sì agli incentivi fiscali per ricercatori rimpatriati

In tema di incentivi fiscali per il rientro in Italia di docenti/ricercatori residenti all'estero, la disposizione non si rivolge soltanto ai cittadini italiani che intendono rientrare in Italia, ma interessa in linea generale tutti i ricercatori residenti all'estero, che trasferendosi nel territorio nazionale possono favorire lo sviluppo della ricerca in Italia in virtù delle loro particolari conoscenze scientifiche. Lo ha ricordato l’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 307 del 3 settembre 2020, con cui ha specificato il significato di requisito della attività all'estero.

Agenzia Entrate, risposta all'interpello n. 307 del 3 settembre 2020

Rientro in Italia di docenti residenti all'estero

Il regime di favore, introdotto per il rientro in Italia di docenti/ricercatori residenti all'estero, è applicabile per cinque anni, che diventano undici se il contribuente ha almeno due figli minorenni o fiscalmente a carico. Inoltre, non assume rilievo la natura del datore di lavoro o del soggetto committente, che, per l'attività di ricerca, può essere una università, pubblica o privata, o un centro di ricerca pubblico o privato o una impresa o un ente che, in ragione della peculiarità del settore economico in cui opera, disponga di strutture organizzative finalizzate alla ricerca. Lo ha ricordato l’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 274 del 26 agosto 2020.

Agenzia Entrate, risposta all'interpello n. 274 del 26 agosto 2020

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