Fondo nazionale innovazione: per ora si conosce solo la sede

 

Fondo nazionale innovazione - Foto di Joshua Woroniecki da PixabaySono passati 5 mesi dalla presentazione del Fondo nazionale innovazione da parte del vicepremier Luigi Di Maio, ma del decreto attuativo neanche l’ombra. 

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Ottenuto il via libera del Ministero dello Sviluppo economico e, a fine giugno, quello del Ministro dell’Economia e Finanze, secondo quanto riportato da Agenda digitale il decreto attuativo del Fondo innovazione attenderebbe solo la firma del Ministro per il Sud, Barbara Lezzi, quale Autorità politica delegata per la coesione. 

Cos’e’ il Fondo Nazionale Innovazione

Che fine ha fatto il Fondo nazionale innovazione?

Una riserva che gli operatori sperano possa sciogliersi a breve, almeno per tentare di recuperare il ritardo accumulato finora. Un ritardo lungo mesi, che suona paradossale per una misura dedicata a sostenere l’innovazione, che per definizione procede spedita e certo non aspetta le lungaggini burocratiche dei Governi. 

Di Maio aveva annunciato la partenza prima a maggio, poi a giugno. Siamo a metà luglio e ancora non se ne vede l’ombra.

Il ritardo è reso evidente anche dalla pagina web che il MISE ha dedicato al Fondo, il cui ultimo aggiornamento risale al 6 marzo 2019, quindi a pochi giorni dalla presentazione a Torino, da parte di Di Maio, del Fondo da un miliardo pensato per investire in Fondi di Venture Capital o direttamente in startup e PMI innovative

L’unica certezza? La sede

Pare che a frenare la partenza del Fondo ci sia una questione di nomine: Lega e 5 Stelle non troverebbero infatti un accordo sul nome di chi dovrebbe guidare il Fondo nazionale innovazione. I pentastellati puntano su Salvo Mizzi, ex manager di Telecom per nove anni fino al 2015, ad di Tim ventures per i successivi due e general partner di Principia sgr nel 2018 prima di venire chiamato a rivestire la carica di consulente del MISE da Di Maio.

Una figura insomma molto vicina al Movimento e che proprio per questo il Carroccio non avrebbe accettato. 

L’unica certezza sul Fondo riguarderebbe la sede: non a Milano, come avrebbero voluto gli startupper, e nemmeno a Torino, dove era stato presentato ufficialmente, ma a Roma, a largo Santa Susanna, strategicamente vicina a MISE e MEF.

Il Fondo terrà conto delle novità UE?

Una domanda che a questo punto vale la pena porsi è se la strada che Roma ha deciso di intraprendere per sostenere l’innovazione andrà nella stessa direzione tracciata da Bruxelles. 

L’assenza di un decreto attuativo non aiuta a fare congetture in tal senso. Quel che sappiamo è che in Europa i lavori per ridisegnare il finanziamento ai progetti più disruptive sono già in corso da un pezzo. 

Nello stesso periodo in cui Di Maio presentava il Fondo nazionale Innovazione, la Commissione preparava la strada per un intervento diretto in equity nelle aziende in fase startup o scale up nell’ambito del programma Horizon Europe.

Una rivoluzione copernicana nell’approccio ai fondi europei, confermata di recente con il lancio della fase pilota dell’EIC Accelerator, lo strumento del Consiglio europeo per l’innovazione rivolto alle startup e alle PMI innovative. 

Lo European Innovation Council (EIC) andrà a regime dal 2021, quando partirà il nuovo programma UE dedicato alla ricerca e all’innovazione, Horizon Europe, e si avvarrà di due nuovi strumenti: Pathfinder e Accelerator.

Il primo avrà il compito di sostenere le innovazioni ad alto rischio nella fase iniziale, rivolgendosi a ricercatori e innovatori che vogliono dimostrare la redditività commerciale del proprio progetto.

Ma il cuore del nuovo approccio di Bruxelles ai fondi UE dedicati alle imprese innovative sta in Accelerator, che sosterrà le startup, le PMI e le imprese a media capitalizzazione nella commercializzazione di idee innovative.

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