MFF e Recovery Fund: Bruxelles faccia proposta ambiziosa, senza mediazioni

 

UE vs COVID-19 Di fronte a una crisi sempre più asimmetrica, l’obiettivo finale di Bruxelles dev’essere salvaguardare il mercato unico, evitando così di perdere imprese e posti di lavoro. Gli strumenti ci sono, e adesso la Commissione è chiamata a presentare a proposta più ambiziosa possibile, evitando mediazioni.

Dal bilancio a lungo termine al Recovery Fund, il piano per garantire continuita' ai fondi UE

L’Unione Europea che ha da poco celebrato i 70 anni della Dichiarazione di Schuman sarà in grado di trasformare il COVID da crisi a opportunità per rilanciare il processo di integrazione? E cosa resta di quella visione?

Sono state le domande al centro della tavola rotonda “UE vs COVID-19 Da crisi ad opportunità per rafforzare l'integrazione europea?” promosso dall'Ufficio del Parlamento Europeo in Italia e dalla Rappresentanza in Italia della Konrad-Adenauer- Stiftung.

Tavola rotonda partita da un surreale dato di fatto: la crisi in atto, senza precedenti, ha visto una risposta pronta e veloce dell’Europa. Eppure, nella percezione dei cittadini, soprattutto ne Paesi dell’Europa del Sud, come l’Italia, l’UE non fa abbastanza.

Su Bilancio UE e Recovery Fund Bruxelles sia ambiziosa

Un circolo vizioso che si può spezzare solo con prese di posizioni nette. Che in questo momento devono venire dalla Commissione europea, chiamata a presentare la propria proposta sul Recovery Fund, lo strumento scelto - fra gli altri - per uscire dalla crisi.

Il Recovery Instrument, ha spiegato ieri Ursula von der Leyen in plenaria, sarà sostenuto da garanzie degli Stati, indirizzato ai Paesi più colpiti "attraverso bilancio UE e programmi europei" e "la maggior parte dei soldi saranno spesi su un nuovo strumento di ripresa che sarà creato per finanziare negli Stati investimenti pubblici e riforme chiave, allineati con le politiche UE". 

Il Recovery Fund, sottolinea nel corso della tavola rotonda Pietro Benassi, ambasciatore e consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio, è fondamentale “come mission, cioè salvaguardare il mercato unico, e come size”, che dev’essere “pari almeno al cannone monetario della BCE”. 

“La Commissione europa è chiamata a fare la proposta più ambiziosa possibile” senza portare avanti “una mediazione” prima che la proposta stessa venga presentata. Le negoziazioni, aggiunge, “si fanno in Consiglio, evitiamo la doppia mediazione”. 

L’Italia, dal canto suo, insiste sulla componente grants, e soprattutto sul mettere a punto un bilancio europeo che non sia “business as usual, ma che tenga conto della crisi Covid-19”.

E conclude: “Il Recovery Fund è stato riconosciuto come necessario e urgente. In più essendo collegato al quadro finanziario pluriennale deve avere un front loading: bisogna avere una quantità di risorse finanziarie disponibili prima del 2021. Il futuro dell’europa è oggi, non c’è margine di errore, non c’è margine di tempo”. 

Se si sbagliasse ore potrebbe capitare l’irreparabile

L’errore non è ammesso, come ha sottolineato anche l’ex premier Enrico Letta, attualmente presidente del Jacques Delors Institute – Notre Europe". 

“Il Recovery Fund dovrà unire due fonti di finanziamento: bond emessi dalla Commissione e l’apporto del bilancio comunitario, che è fondamentale”, evidenzia Letta. 

C’è poi da risolvere la questione debito, che tanto preoccupa i paesi come la Germania: “Tutti i paesi europei si troveranno con il 10 e il 20% in più di debito: se non si trova un  modo per classificare questo incremento di debito l’intervento “l’incidente che fa avvitare” una spirale negativa per l’Europa. 

Spirale in cui in realtà l’Unione già si trova. “Sta emergendo una profondissima contraddizione: la risposta europea a questa crisi è molto migliore di quanto avvenne 10 anni fa: l’altra volta ci vollero 4 anni per arrivare alle risposte, questa volta ci sono volute 4 settimane”. Eppure, prosegue l’ex premier, questa rapidità si scontra con due dinamiche in corso: “da un lato, le previsioni economiche drammatiche per tutta l’Europa e in particolare per l’Europa del Sud; dall’altro, la perdita di consensi dell’Europa da parte dei cittadini, soprattutto dell’Europa del Sud”. 

Una contraddizione che porta gli italiani, in base a un recente sondaggio, a ritenere paesi “amici” Cina, Russia e USA, anziché i Paesi europei.

“Questo perché alle spalle abbiamo due crisi: quella economica del 2008 e quella dei rifugiati. Gli italiani hanno avuto la percezione che, in entrambe le crisi, i Paesi europei ci abbiano voltato le spalle. Oggi la terza crisi trova un corpo sociale e politico così in difficoltà che si tramuta in un antieuropeismo crescente e preoccupante. Bisogna quindi essere molto determinati a non sbagliare: non possono esserci margini d’errore questa volta. Se si sbagliasse potrebbe capitare l’irreparabile”, conclude Letta. 

Sono in gioco il mercato unico e la coesione sociale e territoriale

“Una crisi simmetrica sta diventando asimmetrica: l’Europa ha agito in maniera robusta per garantire la solidarietà. Ma c’è anche in gioco la tenuta del mercato interno e della coesione sociale e territoriale”, sottolinea Carlo Corazza, Responsabile del Parlamento europeo in Italia.

“Questa crisi mostra come l'edificio Europa sia solido ma incompleto: deve trasformarsi in un’occasione di completare la costruzione europea”.

Per farlo, prosegue, occorre guardare avanti: “Quello che si può fare subito è avere un bilancio robusto, non solo per rispondere alla crisi causata dal Covid-19, ma anche per rispondere alle sfide future”, dall clima alla digitalizzazione. “Abbiamo bisogno della carbon tax, della tassazione delle transazioni finanziario a carattere speculativo. Servono risorse proprie e modifiche del trattato: serve un’unione fiscale, economica e politica, serve un Parlamento europeo con un ruolo più forte per tutelare l’interesse dei nostri cittadini”. 

L'importanza del dialogo Italia-Germania

“Dobbiamo guardare in avanti, lasciandoci alle spalle malintesi e punti su cui non concordiamo. E’ necessaria un’Europa forte e sicura di se stessa”, gli fa eco Caroline Kanter, Direttrice Rappresentanza in Italia Konrad-Adenauer- Stiftung. Decisivo in tal senso il dialogo tra Germania e Italia.

All’inizio di questa crisi “ci sono state delle incomprensioni e discrepanze nelle relazioni tra i vari paesi, ma le abbiamo superate e abbiamo capito che siamo forti solo uniti”, nota Andreas Schwab Eurodeputato della CDU - Gruppo PPE, Parlamento Europeo.

“Abbiamo imparato che possiamo avanzare soltanto insieme in Europa. Adesso abbiamo maggiore coscienza dell’Europa”, sottolinea Marian Wendt, Membro del Gruppo Parlamentare Italo-tedesco, Presidente Commissione Petizioni, Bundestag.

“Dobbiamo continuare ad affrontare temi concreti: trovare soluzioni di finanziamento per l’economia e il sistema sanitario. La Germania è disposta ad aiutare in maniera sostanziosa”. 

Una soluzione proposta da Wendt è snellire drasticamente "il processo amministrativo per accedere alle risorse del Recovery Fund, facendo in modo che le risorse arrivino direttamente ai beneficiari: se riusciamo a far funzionare questo meccanismo cambierà anche la percezione che i cittadini hanno dell’UE".

Allo stesso tempo, l’Europa deve rendersi “indipendente dal mercato cinese” e per farlo “abbiamo quindi bisogno di un mercato comune. Se affrontiamo questi problemi insieme usciremo dalla crisi più forti di come ci siamo entrati”, conclude. 

Punto su cui concorda Antonio Tajani, Presidente Commissione Affari Istituzionali Parlamento europeo, che rilancia: “Per tutelare i nostri interessi, anche economici, dovremo confrontarci con Russia, cina, india dovremo rafforzare l’alleanza transatlantica con gli Stati Uniti”. 

“Serve una strategia politica: la prima grande riforma da fare è l’Europa politica. Se saremo capaci di porre le basi, non solo per superare la crisi del coronavirus, ma per tornare ad essere protagonisti, saremo stati in grado di tutelare gli interessi dei cittadini. O lo facciamo tutti insieme o siamo destinati a rimanere marginali”, sottolinea Tajani. 

Che ricorda il documento elaborato da Confindustria, BDI e Medef per affrontare lo shock economico e sociale provocato dall'emergenza coronavirus: “L’UE deve mobilitarsi per sostenere l’economia reale e l’industria. Possiamo farlo solo attraverso il Recovery fund, su cui il Parlamento europeo è pronto a votare un’ambiziosa risoluzione. Insisteremo sul ruolo sul Recovery Plan per sostenere l’economia reale attraverso prestiti e contributi. Dovremo poi usare tutti gli altri strumenti: SURE, BEI e MES”.

Il ruolo dell’informazione per superare il cortocircuito sulla percezione dell’Europa

“In questa crisi ci sono stati due momenti da cui l’idea di Europa dovrebbe aver tratto giovamento: il primo è stato quello legato alla crisi sanitaria, in cui si è fatta sentire la mancanza dell’azione europea in tal senso, perchè l’UE non ha poteri in ambito sanitario; il secondo momento è dato dal riflesso economico: l’Europa ha fatto più in fretta e di più rispetto al passato”, nota Giampiero Gramaglia, Giornalista, già Direttore ANSA e corrispondente da Bruxelles. 

“Eppure gli italiani hanno l’impressione di essere più aiutati da Paesi che hanno inviato medici e strumenti di intervento. Ma non è paragonabile ai miliardi mobilitati dall’UE tramite MES, SURE, e Recovery Fund”. 

Una discrepanza, prosegue, di cui è in parte responsabile l’informazione e in parte “il rumore di fondo della polemica politica italiana che impedisce a volte di cogliere il rumore più netto del dato di fatto dell’intervento europeo”. L’importante ora, conclude, è non “impantanarsi nelle diatribe comunitarie, nei tempi lunghi per decidere”

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