Agricoltura: riforma PAC in dirittura d'arrivo, nuova proposta sugli ecoschemi

Agricoltura - Foto di Tom Fisk da PexelsSecondo la ministra portoghese dell'Agricoltura Maria do Céu Antunes, ci sono le condizioni per arrivare a un accordo sulla riforma della Politica agricola comune entro maggio, o al più tardi entro la fine del semestre di presidenza, a giugno.

Agricoltura: via ai negoziati sulla riforma della PAC

In conferenza stampa al termine del Consiglio Agrifish, la ministra dell'Agricoltura portoghese si è detta ottimista sulla nuova PAC 2023-2027. La sua proposta per sbloccare uno dei punti più controversi del negoziato tra Parlamento e Consiglio, cioè la quota di risorse dei pagamenti diretti da destinare ai nuovi ecoschemi, ha raccolto molti commenti positivi e nessuna opposizione netta.

Restano diversi punti da affrontare, non solo sugli ecoschemi, ma secondo Maria do Céu Antunes entro giugno, se non già a maggio, il Consiglio arriverà a concordare con il PE una PAC che vada a beneficio di tutti gli agricoltori e tenga conto di tutti gli elementi più importanti dell'architettura verde, coerentemente con gli impegni del Green deal.

La proposta della presidenza portoghese sugli ecoschemi PAC

Il compromesso proposto dalla ministra per mediare tra la richiesta del Parlamento di destinare il 30% delle risorse del primo pilastro agli ecoschemi e il tetto del 20% votato del Consiglio consiste in un approccio progressivo, con un ring fencing del 22% a inizio programmazione, nel 2023, per arrivare al 25% nel 2025. Una via di mezzo tra le due posizioni, basata su un aumento graduale delle risorse, flessibilità nel trasferimento dei fondi tra pilastri, in modo da utilizzare per lo sviluppo rurale le eventuali risorse non spese, e la previsione di un periodo di prova iniziale per gli Stati membri.

Gli ecoschemi sono infatti misure facoltative per gli agricoltori, che possono scegliere se assumere o meno impegni ambientali ulteriori per ottenere dei pagamenti premiali in aggiunta alla quota base, ma i 27 sono obbligati ad attivarli indicando nei rispettivi Piani strategici PAC quali delle misure individuate nell'elenco UE sono operative a livello nazionale e danno diritto agli aiuti addizionali.

Per approfondire: La lista degli eco-schemi della nuova Politica Agricola Comune

La proposta della presidenza portoghese sarà discussa dai negoziatori di Parlamento e Consiglio, insieme alla Commissione, in occasione del trilogo in programma il 30 aprile. Si tratta di un'eccellente opportunità per la costruzione dell'accordo, come Consiglio dobbiamo dar prova di spirito di compromesso, responsabilità e impegno per arrivare a un accordo politico con il PE entro giugno, ha detto la ministra.

Nella stessa occasione proseguirà il confronto sugli altri aspetti dell'architettura verde della Politica agricola comune, come la condizionalità ambientale rafforzata. Tra i nodi aperti restano anche la definizione di agricoltore attivo e il capping su cui però, ha anticipato nei giorni scorsi Paolo De Castro intervenendo a un webinar organizzato dalla rivista REA e dal CREA, si sta già andando verso un'intesa, che prevederebbe l'obbligatorietà del capping solo se lo Stato membro non fa la redistribuzione. Se invece lo Stato membro prevede l'aumento dei premi ai primi ettari, favorendo le imprese che hanno meno superficie, il capping dovrebbe essere volontario.

Lo stato del negoziato sulla riforma PAC

Un eventuale successo della proposta portoghese permetterebbe di superare uno dei principali nodi del negoziato tra PE e Consiglio che, in occasione del super trilogo del 26 marzo, hanno già raggiunto un'intesa su diventi aspetti controversi della riforma.

In quell'occasione la ministra aveva presentato una serie di pacchetti negoziali di compromesso sui tre regolamenti che costituiscono la riforma della Politica agricola comune - uno sui Piani strategici nazionali, uno sull'organizzazione comune dei mercati (OCM) e un regolamento orizzontale sul finanziamento, la gestione e il monitoraggio della PAC - portando a casa un accordo sul New delivery model, il nuovo modello di attuazione della PAC tramite i Piani strategici nazionali. Accordo che mira a evitare un eccesso di burocrazia a carico degli agricoltori e delle amministrazioni che gestiscono i fondi, riconoscendo maggiore sussidiarietà a favore degli Stati membri e flessibilità nella definizione degli interventi, ed evitando il ripristino, accanto ai nuovi obblighi collegati all'efficacia dell'attuazione, anche di quelli basati sulla conformità alle regole UE.

Sul settore vino Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un'intesa significativa sull'ampliamento del regime di autorizzazione degli impianti dei vigneti fino al 2045 e sulle regole per la desalcolizzazione. Inoltre, per rafforzare la posizione degli agricoltori nella catena di valore agroalimentare si è raggiunto un accordo per ampliare la possibilità di gestione dell'offerta - oggi prevista solo per i formaggi e i salumi - a tutti i prodotti Dop e Igp.

Per approfondire: bilancio UE 2021-2027: la proposta della Commissione per la nuova PAC

La posizione dell'Italia sulla riforma della PAC

In occasione del Consiglio del 26 aprile, l'Italia, attraverso il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, si è espressa a sostegno della proposta portoghese di destinare oltre il 20% del montante nazionale degli aiuti del primo pilastro agli incentivi ecologici e ha ribadito la necessità di aumentare le misure di adattamento a tutela del reddito degli agricoltori fino al 3% della dotazione dei pagamenti diretti per finanziare adeguatamente le assicurazioni e gli altri strumenti di gestione del rischio. In questo modo, il Mipaaf punta ad attivare nell'ambito della nuova PAC un fondo di mutualizzazione per il risarcimento dei danni subiti dagli agricoltori con una dotazione di oltre 300 milioni di euro.

Richiamandosi al principio di sussidiarietà, Roma chiede anche flessibilità nella definizione di agricoltore attivo, sulla base di criteri stabiliti dagli Stati membri, e relativamente ai pagamenti diritti. Su capping, degressività dei pagamenti e pagamento redistributivo, la linea è quella di una loro applicazione facoltativa a livello di Stato membro basata sull'oggettiva analisi dei fabbisogni.

Per quanto riguarda il livello di convergenza interna dei diritti all'aiuto entro il 2026, l'Italia difende la proposta della Commissione, che prevede il mantenimento del livello minimo del 75%, e chiede che il processo di avvicinamento a un importo uniforme degli aiuti venga attentamente programmato a livello di singolo Paese.

Agricoltura: Mipaaf a lavoro sul Piano strategico PAC dell'Italia

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