Summit Porto: sul tavolo risorse proprie e Recovery Fund. Si punta all'ok ai PNRR a giugno

Ursula Von der Leyen - Copyright European Union 2021 - Photographer: Jennifer JacquemartAlla riunione informale del 7 e 8 maggio i capi di Stato e di Governo dell'UE discuteranno dell'attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali e del rafforzamento della cooperazione con l'India. Tra i temi anche il completamento delle ratifiche della decisione sulle risorse proprie, essenziale per raccogliere sui mercati i capitali per il finanziamento del Recovery Fund già a partire da giugno.

Cosa prevede il Recovery Plan di Draghi: mission, progetti e riforme

La mattina dell'8 maggio l'agenda della riunione prevede una discussione sulle migliori modalità per garantire una ripresa inclusiva, che dovrebbe condurre all'adozione di un documento, la dichiarazione di Porto, con la visione dei leader UE per un'ambiziosa transizione digitale, verde ed equa dell'Europa. I capi di Stato e di Governo dell'Unione dovrebbero approfittare della due giorni anche per prepararsi all'Ecofin del 18 giugno, in cui la presidenza portoghese del Consiglio vorrebbe mettere in calendario l'approvazione della prima tornata di Piani nazionali di ripresa e resilienza presentati dagli Stati membri a Bruxelles.

Nel gruppo rientrano i 14 Recovery Plan, tra cui il PNRR dell'Italia, presentati tra il 22 aprile e il 3 maggio alla Commissione europea, che ora ha due mesi di tempo per concludere la sua valutazione e sottoporli al Consiglio. Per quanto riguarda la seconda ondata di Piani attesi dalla Commissione, la presidenza portoghese ha dato la sua disponibilità a convocare un altro Ecofin straordinario l'ultima settimana di giugno.

Il PNRR dell'Italia e gli altri Recovery Plan

I principali contenuti del Piano italiano sono stati anticipati dal ministro dell'economia e delle Finanze Daniele Franco, il 28 aprile, in una dichiarazione congiunta con gli omologhi francese e tedesco, Bruno Le Maire e Olaf Scholz, e con la ministra spagnola degli Affari Economici e della Trasformazione Digitale, Nadia Calviño. Dopo l'ultimo passaggio in Consiglio dei Ministri, nella giornata del 29 aprile, il Piano nazionale di ripresa e resilienza dell'Italia è stato inviato alla Commissione il 1° maggio.

Attraverso i 191,5 miliardi assegnati all'Italia a titolo del Recovery and resilience facility - di cui 68,9 milioni in forma di sovvenzioni e 122,6 miliardi in prestiti - e i circa 30,6 miliardi del Recovery domestico, il Recovery Plan italiano dovrà perseguire i tre obiettivi chiave di Next Generation UE: il superamento della crisi generata dal Covid, lo sviluppo di un'economia più dinamica, competitiva, avanzata a livello tecnologico e inclusiva, la transizione verde e digitale.

Rispettati gli impegni in materia di concentrazione delle risorse previsti a livello UE: alla transizione green, ha spiegato il ministro dell'Economia, va il 40% delle risorse (oltre il target del 37%), mentre alla transizione digitale è destinato il 27% del budget (a fronte di un obiettivo minimo del 20%). Il Recovery italiano punterà a tre obiettivi trasversali a tutte le sei missioni del Piano - riduzione dei divari territoriali tra Nord e Sud del Paese, parità di genere e inclusione dei giovani – e accompagnerà gli investimenti con “ambiziose riforme strutturali”, tra cui il ministro ha citato quelle della PA, della giustizia e degli appalti pubblici.

Quanto agli altri PNRR, finora Bruxelles ha ricevuto:

  • il 22 aprile il PNRR del Portogallo, che vale 16,6 miliardi di euro, di cui 13,9 miliardi in sovvenzioni;
  • il 28 aprile il PNRR della Germania, per un valore di 27,9 miliardi di euro, di cui 25,6 miliardi a titolo del RRF;
  • il 28 aprile il PNRR della Grecia, finanziato tra prestiti e sovvenzioni del Recovery and resilience facility con 30,5 miliardi,
  • il 29 aprile il PNRR della Francia, alimentato con grants del Recovery per un valore di 40,9 miliardi,
  • il 29 aprile il PNRR della Slovacchia, che si basa su sovvenzioni del RRF per un importo di 6,6 miliardi,
  • il 30 aprile il PNRR della Danimarca, che ha richiesto grants per 1,6 miliardi,
  • il 30 aprile il PNRR della Spagna, con sovvenzioni per 69,5 miliardi a titolo del Recovery,
  • il 30 aprile il PNRR della Lettonia, destinataria di sovvenzioni RRF per 1,8 miliardi,
  • il 30 aprile il PNRR del Lussemburgo, che beneficia di grants per 93 mililioni di euro,
  • il 1° maggio il PNRR del Belgio, che ha richiesto al Recovery sovvenzioni per 5,9 miliardi,
  • il 1° maggio il PNRR dell'Austria, per un valore complessivo di 4,5 miliardi,
  • il 1° maggio il PNRR della Slovenia, per un sostegno a titolo del RRF di 2,5 miliardi, di cui 1,8 miliardi in forma di sovvenzioni e 700 milioni in forma di prestiti,
  • il 3 maggio il PNRR della Polonia, che si basa su 23,9 miliardi di sovvenzioni e 12,1 miliardi di prestiti a titolo del Recovery and resilience facility.  

I rilievi di Bruxelles sul Recovery Plan dell'Italia

Nei giorni scorsi la presidente dell'Esecutivo UE Ursula Von der Leyen ha confermato che “l'obiettivo rimane quello di adottare tutti i Piani entro l'estate”. E, a proposito dell'accelerazione sul Recovery dell'Italia, il commissario all'Economia Paolo Gentiloni ha parlato di “ottimo lavoro in appena una settimana" e si è detto convinto della possibilità di sbloccare il prefinanziamento, pari al 13% delle risorse del Recovery fund, prima della pausa estiva.

L'attenzione sul Piano italiano, però, non può che essere altissima. L'Italia è il paese destinatario della quota maggiore di risorse, tra grants e loans, nell'ambito del Recovery and Resilience Facility, lo strumento del pacchetto Next Generation EU che finanzia i PNRR. E la capacità di restituire i prestiti di cui tutti gli altri Stati membri si sono fatti garanti dipende dal modo in cui queste risorse verranno spese.

Il Recovery italiano dovrà non solo creare le condizioni per la ripresa dalla pandemia e per agganciare le transizioni verde e digitale al centro dei piani UE e liberare il potenziale di crescita finora bloccato una serie di debolezze strutturali e carenze croniche, ma affrontare da subito quelle debolezze e carenze per la sua stessa riuscita. "Abbiamo un problema che conosciamo benissimo, abbiamo un problema che un piano ben congegnato con obiettivi ambiziosi per ridisegnare l'economia ha bisogno di essere attuato e ha bisogno di un collegamento con procedure difficili e faticose. Uno dei compiti che il Governo avrà davanti è semplificare le procedure e rendere possibile l'attuazione, sarebbe una responsabilità enorme se un'occasione come questa non venisse raccolta per un accumulo di ritardi", ha dichiarato Gentiloni.

Da qui l'insistenza su nodi critici del sistema paese, dalla PA alla giustizia, passando per una serie di riforme settoriali e abilitanti, che la Commissione ha chiesto al Governo di illustrare in dettaglio nel Piano, indicando impegni, tempi, impatti attesi, soprattutto in relazione ai rilievi mossi all'Italia nelle raccomandazioni paese del Semestre europeo.

“Abbiamo voluto che fossero specificati gli impegni a cui sono collegati gli esborsi di denaro. Abbiamo insistito perché il piano fosse più ambizioso”, ha spiegato Gentiloni, commentando la richiesta di Bruxelles di maggiori dettagli sulle riforme economiche. Dettagli e dati che, secondo quanto dichiarato da una funzionaria dell'Esecutivo UE a Il Sole 24 Ore, continueranno a tenere impegnati Governo e Commissione anche nelle prossime settimane, rendendo molto difficile anticipare la scadenza di due mesi per il via libera al PNRR.

Per approfondire: Le riforme nel Piano nazionale di ripresa e resilienza

L'iter di approvazione dei Recovery Plan

Piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR) presentati alla Commissione saranno valutati nell'arco di due mesi sulla base degli undici criteri stabiliti nel regolamento del Recovery fund.

Questo sistema di rating permette di giudicare la corrispondenza tra gli investimenti e le riforme individuati nei Piani nazionali e le Raccomandazioni specifiche per paese del Semestre europeo, il contributo al rafforzamento del potenziale di crescita, della creazione di posti di lavoro e della resilienza economica, sociale e istituzionale del paese, all'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali e alle transizioni verde e digitale, cui deve essere dedicato rispettivamente, almeno il 37% e il 20% del budget totale. 

Terminata la valutazione, la Commissione predisporrà per ciascuno Piano un atto legislativo con l'elenco degli interventi previsti e la relativa roadmap e la parola passerà al Consiglio, che avrà quattro settimane di tempo per approvare il Recovery Plan mediante una decisione di esecuzione.

Cosa serve per l'approvazione dei Recovery Plan

Una volta ottenuto il via libera del Consiglio, la Commissione potrà procedere all'erogazione della quota a titolo di prefinanziamento, corrispondente al 13% della dotazione assegnata a ciascun paese.

La ratifica della decisione sulle risorse proprie

Lo sblocco dei pagamenti è subordinato però alla ratifica della decisione sulle risorse proprie (DRP) da parte di tutti gli Stati membri. Oltre a introdurre la nuova imposta sulla plastica e a stabilire una tabella di marcia per una serie di nuove fonti di entrate che saranno definite da qui al 2026, la decisione è infatti essenziale per permettere alla Commissione di raccogliere sui mercati i 750 miliardi di prestiti del pacchetto Next Generation EU

Con l'adozione della DRP i 27 accettano di aumentare il massimale delle risorse proprie, cioè l'importo massimo dei fondi che l'Unione può richiedere agli Stati membri per finanziare le proprie spese, espresso in percentuale del reddito nazionale lordo dell'UE. La differenza tra questo massimale e la spesa effettiva definisce il margine di manovra di bilancio (headroom) che è necessario per sostenere passività addizionali e come garanzia per le attività di assunzione e di erogazione di prestiti dell'Unione.

Il processo di ratifica della decisione è stato completato da 19 Stati membri su 27, tra cui l'Italia che l'ha recepita attraverso il Milleproroghe. All'appello mancano quindi otto paesi - Austria, Estonia, Finlandia, Irlanda, Olanda, Polonia, Romania e Ungheria - su cui ora si appuntano le pressioni a completare il processo e sbloccare così la partenza del Recovery.

L'auspicio a Bruxelles che è questi paesi ratifichino la DRP entro fine maggio, così che la Commissione possa avviare il piano di emissioni a partire da giugno, nello stesso mese in cui la presidenza portoghese punta a sottoporre all'Ecofin almeno i primi 14 PNRR e ad ottenerne il via libera. Per l'Italia significherebbe ricevere circa 20 miliardi di a titolo di pre-finanziamento già questa estate.

Per approfondire: Cos'è la decisione sulle risorse proprie e perchè è importante per il Recovery

Questo sito web utilizza i cookie! Acconsenti ai nostri cookie, se continui ad utilizzare questo sito web.