Codice appalti: l’esame della legge delega parte dal Senato

 

Foto di Karolina Grabowska da PexelsA distanza di 5 anni dal varo di quello attuale, il Codice appalti si avvia verso una nuova riforma. Al centro sempre il mantra semplificazione-tempistiche-stazioni appaltanti-normative UE, con l'aggiunta però degli obblighi (non derogabili) imposti dalle regole del PNRR.

Cosa prevede il PNRR?

Quella del Codice appalti è infatti la terza riforma del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) - dopo il decreto semplificazioni/governance e quello sul reclutamento nella PA - di cui rappresenta un tassello imprescindibile per rispettare i tempi previsti da Bruxelles.

Come ha spiegato a suo tempo il ministro delle infrastrutture, Enrico Giovannini, l’obiettivo è infatti quello di “aumentare l’efficienza del sistema degli appalti, garantire una migliore gestione degli investimenti pubblici, rendere più rapide le procedure assicurando tempi certi per la realizzazione delle opere”.

Dopo il via libera di fine giugno da parte del Consiglio dei Ministri (CdM), la partita sul nuovo Codice appalti si è spostata quindi in Parlamento, dove il testo del disegno di legge delega è stato assegnato alla Commissione lavori pubblici del Senato e dove i relatori Simona Pergreffi (Lega) e Andrea Cioffi (M5S) sono pronti a partire.

Il calendario delle riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza

Le novità 2021 del Codice dei contratti pubblici

Ma come dovrebbe essere, dunque, il nuovo codice appalti 2021? Ebbene, coerentemente con l’impegno contenuto nel PNRR, le principali novità del disegno di legge delega possono essere aggregate in tre gruppi:

  • Norme più semplici e chiare per assicurare efficienza e tempestività nell’affidamento, la gestione e l’esecuzione di contratti e concessioni; 
  • Tempi certi per le procedure di gara, per la stipula dei contratti e la realizzazione degli appalti, comprese le opere pubbliche che dovranno essere sempre più orientate all’innovazione e alla sostenibilità; 
  • Rafforzamento della qualificazione delle stazioni appaltanti, con il potenziamento e la specializzazione del personale.

Tempi più brevi per gli appalti. Cosa prevede il Codice 2021

Per incidere sul punto più dolente del sistema dei contratti pubblici italiani, quello delle tempistiche eccessivamente lunghe e incompatibili con il PNRR, il ddl prevede:

  • una piena digitalizzazione e informatizzazione delle procedure;
  • la riduzione degli oneri amministrativi ed economici a carico dei partecipanti;
  • l'adozione di strumenti per diminuire il contenzioso sull’affidamento e l'esecuzione degli appalti, estendendo e rafforzando i metodi di risoluzione delle controversie alternativi a quello giurisdizionale, per evitare di allungare i tempi di realizzazione delle opere e allo stesso tempo alleggerire i tribunali dai contenziosi.

“Un ruolo cruciale riveste poi la verifica, anche attraverso l’uso di banche dati a livello centrale, del sistema di qualificazione degli operatori di settore e della loro effettiva capacità di realizzare le opere oggetto di gara, delle competenze tecniche e professionali e del rispetto della legalità, compresi gli aspetti legati alla tutela del lavoro e alla prevenzione e contrasto alle discriminazioni di genere”, aveva spiegato il governo all'indomani dell'approvazione del testo in CdM.

“Attenzione particolare è prevista anche per la verifica delle offerte anomale e per l'individuazione dei casi in cui le stazioni appaltanti possano ricorrere al criterio del prezzo più basso d’offerta e all’affidamento congiunto della progettazione e dell’esecuzione dei lavori. Infine, una novità importante introdotta dal disegno di legge riguarda la semplificazione e l’estensione delle forme di partenariato pubblico-privato, in particolare riguardo alla finanza di progetto, per attirare investitori professionali”, proseguiva quindi il comunicato.

Un Codice appalti più attento alla sostenibilità

Per allineare l’Italia ai criteri di sostenibilità (ambientale, sociale, lavorativa), inoltre, “è prevista la massima semplificazione delle procedure per gli investimenti in tecnologie verdi e digitali e per l’innovazione e la ricerca, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu, così da aumentare il grado di eco sostenibilità degli investimenti pubblici”, hanno spiegato in queste settimane dal ministero delle Infrastrutture. 

A tal fine è previsto, quindi, anche “l’inserimento nei bandi di gara di clausole sociali e ambientali come requisiti necessari o premiali dell’offerta al fine di promuovere la stabilità occupazionale, l’applicazione dei contratti collettivi, le pari opportunità generazionali e di genere”.

L’impronta tecnica della legge delega

Lo strumento scelto dal Governo per mettere mano al Codice dei contratti pubblici è, come accennato, quello della legge delega, analogamente a quanto fatto nel 2016 per l’approvazione della Legge 11-2016 che varò il Codice.

Come non hanno mancato di sottolineare però molti analisti, la legge delega prevista da Draghi presenta alcune peculiarità che ne rafforzano il carattere “tecnico” in una materia dai risvolti tradizionalmente politici.

La proposta dei decreti legislativi sulla disciplina dei contratti pubblici - da adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge - spetterà non solo al ministro delle Infrastrutture (che attualmente è un tecnico), ma anche al Presidente del Consiglio (Draghi), e al Consiglio di Stato. Una scelta, quella del Consiglio di Stato, resa possibile rispolverando addirittura un decreto regio del 1924 e che darà appunto un carattere ancora più tecnico ai decreti che verranno emanati, i cui “destinatari saranno le pubbliche amministrazioni, le stazioni appaltanti e gli operatori economici che intendono stipulare contratti pubblici per l’affidamento di lavori, servizi, forniture e concessioni”.

Serrati anche i tempi per l’acquisizione dei pareri sui decreti attuativi. Posto che a intervenire saranno la Conferenza unificata, il Consiglio di Stato e le commissioni parlamentari competenti per materia, il testo infatti prevede l’obbligo di parere entro 30 giorni dalla data di richiesta, decorsi i quali “i decreti possono essere emanati anche senza”.

Dal codice appalti alle gare per gas e idroelettrico: cosa c’è nella legge per la concorrenza

Foto di Karolina Grabowska da Pexels

Per leggere il contenuto prego
o

Questo sito web utilizza i cookie! Acconsenti ai nostri cookie, se continui ad utilizzare questo sito web.