Incentivi rinnovabili: cosa non va nel decreto FER 2 secondo le associazioni di settore

 

Decreto FER 2 - Foto di Narcisa Aciko da PexelsDovrebbe finanziare le tecnologie rinnovabili innovative, invece finirà per affossarle definitivamente. Questo il giudizio tranchant del presidente del Coordinamento FREE, Livio de Santoli, sul decreto FER 2 che detta le nuove regole di accesso agli incentivi per le fonti energetiche rinnovabili. Anche il Consorzio Italiano Biogas e il Consorzio Monviso Agroenergia chiedono di rivedere profondamente il testo. 

Cosa prevede il decreto FER 2? 

Atteso da anni e da anni rimandato, il decreto FER 2, che disciplina i nuovi incentivi alle cosiddette “rinnovabili innovative”, potrebbe presto vedere la luce. Ma i rappresentanti degli operatori del settore storcono il naso e non risparmiano aspre critiche alla bozza di decreto circolata in questi giorni. 

De Santoli, Coordinamento FREE: questa versione del decreto FER 2 è da rigettare

Non le manda a dire Livio de Santoli, presidente del Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), la più grande associazione del settore in Italia.

“Il FER2, che attendiamo da oltre tre anni, se rimane nella versione licenziata dal Ministero della Transizione Ecologica e dal Ministero delle Politiche Agricole che è stata fatta circolare in questi giorni, non permetteranno al settore delle rinnovabili di definire importanti investimenti e prospettive di sviluppo per il futuro”. 

Al contrario, “il provvedimento che dovrebbe finanziare le tecnologie rinnovabili innovative, in questa versione le affosserà definitivamente”.

Tra le rinnovabili incluse nell’alveo degli incentivi del FER 2 c’è anche l’eolico offshore galleggiante. Una fonte rinnovabile che, secondo de Santoli, “rappresenta un’occasione industriale per l’Italia” ma che, da una versione all’altra del FER 2 ha visto diminuire il contingente d’incentivazione, passato da 5 a 3,5 GW, con una tariffa base di 185 €/MWh. Decisione presa dai legislatori “senza chiarire come si intendano gestire gli oneri di realizzazione delle infrastrutture di connessione che gravano pesantemente sui costi di costruzione della tecnologia floating, caratterizzata da distanze dalla terraferma notevolmente più grandi rispetto a quelle con fondazioni fisse e dalla necessità di prevedere la realizzazione di sottostazioni di trasformazione anch’esse necessariamente di tipo galleggiante”.

Un’assenza pesante che secondo il presidente del Coordinamento FREE può “decretare la scomparsa dell’eolico floating dal panorama italiano e generare un gap tecnologico e produttivo difficilmente colmabile in futuro”.

Ma le critiche di de Santoli non si limitano all’eolico offshore. “Anche per altre tecnologie il discorso è analogo”. 

“Per le biomasse il contingente di 150 MW nella somma tra biogas e biomasse da utilizzare nell’arco di 5 anni è oggettivamente ridicolo: 30 MW anno. Anche qui un grave errore di valutazione: si mettono insieme nello stesso contingente biogas e biomasse, ed è una scelta incomprensibile, sono due tecnologie diverse che necessitano contingenti separati”. 

Le cose non vanno meglio per la geotermia per la quale si riscontra una sproporzione assurda tra tradizionali nuovi e rifacimento con innovazione, 250 MW contro solo 40. Che almeno gli impianti innovativi ad emissioni zero abbiano lo stesso contingente di quelli tradizionali nuovi”.

“Infine - si legge nella nota del Coordinamento FREE - la scelta dell’incentivo al solare termodinamico ha un sapore amaro, visto che si parla di una tecnologia tutta italiana che è stata fatta fallire non dando l’autorizzazione per motivi paesaggistici a due piccoli impianti commerciali che avrebbero permesso la partecipazione delle imprese italiane a bandi da miliardi di dollari nei paesi arabi. Abbiamo aspettato tre anni, chiedendo sistematicamente confronti mai concessi e ora ci ritroviamo con un provvedimento in bozza che paralizzerebbe qualsiasi innovazione, con grave responsabilità per un governo oltretutto scaduto. C’è ancora tempo per modificarlo e il Coordinamento FREE è a disposizione per farlo”.

Consorzio Italiano Biogas e Consorzio Monviso Agroenergia chiedono un incontro urgente sul FER 2

Serve un rapido confronto costruttivo con gli operatori del settore biogas sul DM Fer 2. È quanto scrivono il Consorzio Italiano Biogas (CIB) e Consorzio Monviso Agroenergia (CMA) in una lettera inviata al Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, al Ministro per le politiche agricole, Stefano Patuanelli, e al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle province autonome, Massimiliano Fedriga, con la quale si richiamano anche i principali punti di rilievo che destano maggiore preoccupazione.

L’ultima versione del decreto non permetterà al settore “di definire investimenti e prospettive di sviluppo per il futuro”, è l’allarme lanciato da CIB (che riunisce circa 800 aziende agricole produttrici di biogas e biometano da fonti rinnovabili e 221 società industriali fornitrici di impianti, tecnologie e servizi per la produzione di biogas e biometano) e CMA (che riunisce più di 150 aziende agricole titolari di impianti di produzione di  biogas e di altri impianti agroenergetici e oltre 350 aziende agricole fornitrici presenti in Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Trentino-Alto Adige).

Dito puntato in particolare agli impianti biogas fino a 300kW: i due consorzi chiedono di rivedere i criteri di accesso agli incentivi e di rivedere i valori della tariffa in modo che tengano conto dell’incremento dei costi di costruzione degli impianti e delle materie prime, nonché dell’effetto della spinta inflazionistica in atto. 

“Particolari criticità si riscontrano anche nelle misure dedicate al prosieguo della produzione per gli impianti biogas esistenti”, si legge nella nota diramata da CIB e CMA, che chiedono che “lo schema di decreto riveda i criteri legati ai limiti di distanza dalla rete e alla dieta d’impianto che, laddove non riviste, pregiudicherebbero moltissime iniziative in corso”.

Infine, Consorzio Italiano Biogas e Consorzio Monviso Agroenergia chiedono che “si intervenga rapidamente sull’attuale testo del FER 2, anche attraverso l’immediato avvio di un momento di confronto con gli operatori, affinché il nuovo decreto, che il settore attende ormai da più di tre anni, eviti il blocco del settore e possa effettivamente accelerare il pieno sviluppo del biogas e garantire al nostro Paese una maggiore sicurezza energetica”. 

Foto di Narcisa Aciko da Pexels

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