Decreto PNRR 4: i nodi da sciogliere su Transizione 5.0, coperture e pagamenti

Decreto PNRR - Foto di Peggychoucair da PixabayMentre il ministro Raffaele Fitto ribadisce che sul decreto PNRR 4 non ci sono scadenze da rispettare e rimanda all’approvazione “entro marzo”, aumentano gli interrogativi intorno a una delle misure chiave del PNRR modificato, il Piano Transizione 5.0 che il decreto PNRR dovrebbe definire nel dettaglio. Ma non è l’unico nodo da sciogliere.

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“Stiamo lavorando con serietà e si tratta di un lavoro puntuale, realizzato anche attraverso un confronto preventivo con le categorie, con Regioni, Province e Comuni, si tratta di un’occasione importante anche per un confronto nel merito sulla fase di attuazione. Non abbiamo una scadenza, quindi non c’è un ritardo”, spiegava nei giorni scorsi il ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, parlando del prossimo decreto PNRR con gli imprenditori di Assolombarda.

“C’è un lavoro puntuale, che punta a fare un decreto che non sia oggetto di discussioni successive, ma che possa essere concretamente attuabile. È un decreto molto importante perché prevederà una serie di norme di attuazione della revisione del Pnrr quindi avrà anche una serie di elementi molto rilevanti dal punto di vista sia finanziario che delle scelte di merito, sulla semplificazione e sull’accelerazione”.

Un provvedimento ampio che dovrà dare risposte a una serie di quesiti e sciogliere alcuni nodi.

I contenuti del decreto PNRR 4

Il quarto decreto PNRR dovrebbe innanzitutto occuparsi della rimodulazione dei fondi del Piano nazionale complementare e contenere dettagli circa l’impiego dei fondi destinati a REPowerEU, la settima mission del PNRR, incluse le regole d’ingaggio per il piano Transizione 5.0.

In base alle ricostruzioni di vari organi di stampa, intorno a Transizione 5.0 la Ragioneria dello Stato avrebbe sollevato dei dubbi di non poco conto. Il piano, da 6,3 miliardi, prevede un meccanismo di sostegno, attuato tramite lo strumento dei crediti d’imposta, rivolto a tutte le imprese per accelerarne la transizione verde e digitale. 

Il nodo da sciogliere riguarderebbe proprio i crediti d’imposta, un veicolo che potrebbe essere incompatibile con la scadenza del 30 giugno 2026 prevista dal PNRR. 

In base alle ricostruzioni, i tecnici del Ministero dell’Economia avrebbero messo in dubbio il fatto che i crediti d’imposta previsti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy possano essere rendicontati entro la scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Come ricostruito da Repubblica, trattandosi di crediti fruibili in più anni si potrebbe generare un “disallineamento tra il bilancio di cassa e quello di competenza”. Sempre secondo le ricostruzioni di Repubblica, allo studio del MIMIT ci sarebbero altre forme di agevolazione per Transizione 5.0: sovvenzioni dirette o accordi di sviluppo.

Gli accordi di sviluppo, lo ricordiamo, sono attivabili per progetti di grandi dimensioni che prevedono investimenti ammissibili per almeno 50 milioni di euro. Pur prevedendo una corsia preferenziale nella prenotazione delle risorse e nei tempi di istruttoria (90 giorni dalla data di stipula dell'accordo), non si tratta di strumenti automatici come i crediti d’imposta: per gli accordi di sviluppo considerati validi, infatti, Invitalia avvia la procedura con comunicazione al MIMIT per il perfezionamento dell’accordo stesso. Insomma, l’eventuale idea di rimpiazzare i crediti d’imposta per le imprese con gli accordi di sviluppo non sarebbe una modifica di poco conto.

Ma il Piano Transizione 5.0 non è l’unico dossier di peso previsto dal decreto PNRR 4. 

C’è da risolvere il tema coperture, il decreto dovrà quindi individuare le fonti per finanziare gli investimenti usciti dal PNRR con la rimodulazione approvata a fine novembre. Si tratta di fondi in buona parte destinati ai Comuni, che hanno ricevuto rassicurazioni dal Governo sul fatto che i progetti cancellati dal PNRR saranno rifinanziati.

Su questo fronte il ministro per il Sud, la Coesione e il PNRR, Raffaele Fitto vorrebbe attingere a due grandi contenitori: il Fondo di sviluppo e coesione (FSC) e il Piano nazionale complementare (PNC). Due soluzioni che presentano però alcune criticità, come illustrato in questo articolo.

La lunga attesa del decreto PNRR 4, in base a quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, avrebbe creato una stasi di molti soggetti attuatori: in assenza del provvedimento, il MEF avrebbe di fatto sospeso i pagamenti dei SAL, gli stati di avanzamento lavori, in attesa di conoscere la fonte di finanziamento certa. Un aspetto che non incide sulla timeline dei progetti ma rischia di frenare gli investimenti effettivi sul territorio.

C'è poi il tema dei ritardi nella realizzazione delle opere, che non riguarda solo i Comuni ma anche i Ministeri. In base alle indiscrezioni, il Governo potrebbe attivare "poteri sostitutivi" su specifici target e prevedere sanzioni in caso di inadempienze e ritardi accertati dalla Commissione europea.

Faro puntato nel decreto anche su eventuali irregolarità. Un tema particolarmente delicato, come evidenziato dalla Corte dei Conti nella relazione del procuratore generale della magistratura contabile Pio Silvestri in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. L’elenco di illeciti sul PNRR è lungo e comprende il “non corretto utilizzo dei fondi da parte dei soggetti attuatori, irregolarità nella percezione dei contributi sub specie di opere non conformi al progetto o di assai significativi ritardi nella loro attuazione”. 

Per questo, nell’ambito del decreto PNRR 4, Palazzo Chigi vorrebbe prevedere l'istituzione di un "Osservatorio per la prevenzione e il contrasto delle frodi nell'utilizzazione delle risorse" del Recovery, che resterà attivo fino al 31 dicembre 2030. Un organo che dovrà assicurare che i fondi europei finiscano davvero nella realizzazione delle opere previste.

Il provvedimento dovrebbe poi contenere l’attesa riforma della Politica di Coesione. La sfida posta dalla riforma è quella di affrontare ritardi e inefficienze nella gestione dei fondi strutturali europei e del Fondo sviluppo e coesione (FSC), in sinergia con le risorse del PNRR. La strategia del ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR Raffaele Fitto è quella, ormai nota, dei “vasi comunicanti”, che consiste nel mutuare dal Piano nazionale di ripresa e resilienza alcuni meccanismi e assicurare il coordinamento e la non sovrapposizione degli interventi previsti dai diversi documenti di programmazione.

Come sarà realizzata questa strategia però non è ancora del tutto chiaro. Il prossimo decreto PNRR dovrebbe fornire chiarimenti in tal senso. Nel frattempo, le Regioni hanno raccolto in un documento una serie di proposte per semplificare l'attuazione del PNRR e completare il processo di riforma della Politica di Coesione.

Foto di Peggychoucair da Pixabay

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