UE: aiuti di stato illegali per banche privatizzate e fiere all'estero

 
La Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia per mancato rispetto di una sua decisione del 14 dicembre 2004 che ha dichiarato incompatibili col mercato unico gli incentivi fiscali a favore di imprese partecipanti ad esposizioni all'estero. Ha chiesto inoltre il recupero di 123 milioni di euro da nove banche privatizzate derivanti dalla irregolare applicazione dell'imposta sostitutiva sulle plusvalenze latenti generate nel corso delle privatizzazione secondo quanto disposto dalla Finanziaria 2004.

La Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia per il mancato rispetto di una sua decisione del 14 dicembre 2004 in materia di aiuti stato, in cui dichiarava incompatibili col mercato unico gli incentivi fiscali a favore di imprese partecipanti ad esposizioni all'estero, richiedendo il rimborso di tali importi.

Le autorità italiane, dopo l'invito della Commissione a recuperare tali aiuti illegali, hanno trasmesso ingiunzioni di recupero ai beneficiari individuati e gli aiuti sono stati parzialmente rimborsati. Tutte le ingiunzioni di pagamento pendenti sono state però impugnate e in parecchi casi i giudici nazionali hanno deciso di sospenderne l'esecuzione.

In questo contesto, la Commissione ha concluso che le misure adottate dalle autorità italiane non sono state abbastanza efficaci per garantire l'osservanza della decisione negativa emessa nella fattispecie: più di tre anni dopo la decisione, le autorità italiane non hanno ancora proceduto all'esecuzione effettiva dell'ordine di recupero; per questo il deferimento alla Corte di giustizia.

Per quanto riguarda le banche privatizzate, valutata la disposizione prevista dalla finanziaria italiana del 2004, che consentiva agli istituti di credito già di proprietà statale di sbloccare le plusvalenze latenti generate nel corso delle privatizzazioni mediante il pagamento di un'imposta nominale del 9% anziché un'imposta ordinaria sulle società del 37,25%, la Commissione ha ricontrato una distorsione di concorrenza causata dagli aiuti concessi illegalmente, invitando le autorità a recuperare tali importi dai beneficiari.

L'indagine ha constatato che questo regime fiscale favoriva un gruppo ristretto di banche italiane, in particolare attraverso un aumento della loro attrattività e del loro valore economico agli occhi degli investitori e degli acquirenti aziendali, senza giustificazione oggettiva nell'ambito del sistema fiscale per le ristrutturazioni societarie in Italia. In particolare, nove gruppi bancari hanno riallineato il valore dei loro attivi sulla base delle plusvalenze realizzate in seguito alla ristrutturazione degli istituti di credito. Le plusvalenze riconosciute ammontano complessivamente a oltre 2 miliardi di euro. La relativa differenza tra l'imposta normalmente dovuta e l'imposta effettivamente pagata è di oltre 586 milioni di euro.

La Commissione ha deciso tuttavia che l'ordine di recupero doveva essere limitato alla differenza tra l'imposta effettivamente versata e quella che le banche beneficiarie avrebbero dovuto pagare se avessero applicato il sistema generale di rivalutazione fiscale previsto dalla finanziaria del 2004. Richiesto pertanto il recupero di un importo stimato a 123 milioni di euro presso i nove beneficiari.
(Fonte: Europa Press Releases)

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