Agroalimentare – Parlamento Ue contro pratiche commerciali sleali

 

Gli eurodeputati chiedono una legislazione quadro a livello Ue contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare

Agroalimentare

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Con 600 voti favorevoli, 48 contrari e 24 astensioni, la plenaria del Parlamento europeo ha approvato una risoluzione non legislativa che invita la Commissione a presentare un pacchetto di proposte per tutelare agricoltori e consumatori dalle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare.

L'autoregolamentazione del settore non basta, ha sottolineato il relatore del testo Edward Czesak, aggiungendo che "tutti i protagonisti della filiera alimentare dovrebbero godere degli stessi diritti". 

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Dal 2009 ad oggi il Parlamento europeo ha approvato cinque risoluzioni per denunciare i problemi nella catena di vendita al dettaglio nell'Ue, tre delle quali relative agli abusi all'interno della filiera alimentare. L'ultima, appena approvata dalla plenaria, fa seguito alla comunicazione presentata dalla Commissione europea nel luglio 2014 proprio per affrontare il problema delle pratiche commerciali sleali nella catena di approvvigionamento alimentare.

Nel mirino ci sono prassi come la modifica unilaterale dei contratti, anche con effetto retroattivo, i ritardi nei pagamenti, il rifiuto di sottoscrivere contratti scritti, l'imposizione di promozioni o il trasferimento dei costi di trasporto e di stoccaggio ai fornitori. Tutte pratiche che minacciano il reddito dei produttori e possono spingere a prezzi più elevati o a un abbassamento degli standard di sicurezza e qualità a danno dei consumatori.

A differenza della proposta dell’Esecutivo Ue, che si limita a incoraggiare gli Stati membri ad affrontare il problema e gli operatori del settore a partecipare a schemi volontari per la riduzione delle pratiche commerciali sleali, gli eurodeputati chiedono uno specifico intervento legislativo per garantire più equità e trasparenza nelle relazioni tra produttori, fornitori e distributori di prodotti alimentari e per migliorare il potere contrattuale degli agricoltori.

Migliorare la Supply Chain Initiative

Le raccomandazioni del Pe dovrebbero guidare la Commissione anche in vista della sua prossima valutazione della Supply Chain Initiative, l'iniziativa Ue che promuove l'adesione volontaria di associazioni e operatori del settore all'impegno contro le pratiche commerciali inique.

I risultati dei programmi facoltativi di autoregolamentazione sono stati finora piuttosto limitati, soprattutto per la mancanza di strutture di governance imparziali, hanno infatti sottolineato gli eurodeputati, denunciando la sottorappresentanza degli agricoltori, i conflitti d'interessi tra le parti interessate e il fattore paura che spinge i fornitori a non presentare reclami contro le pratiche commerciali sleali, imposte dalle parti più forti, per paura di perdere i clienti.

Tali programmi facoltativi, e in particolare la Supply Chain Initiative, secondo il Pe, dovrebbero essere migliorati, soprattutto per quanto riguarda il conferimento di poteri di indagine e sanzionatori a organismi indipendenti

Inoltre, queste iniziative dovrebbero essere accompagnate da sistemi di controllo solidi ed efficaci a livello degli Stati membri, con la possibilità di sporgere reclami in forma anonima e l'introduzione di sanzioni dissuasive. Un coordinamento a livello Ue dovrebbe poi facilitare il rispetto delle nuove regole per assicurare condizioni di acquisto giuste e prezzi adeguati ai consumatori finali.

Lotta ai ritardi nei pagamenti e più spazio alle OP

Gli eurodeputati invitano inoltre la Commissione e gli Stati membri a lavorare per la piena applicazione della direttiva 2011/7/Ue sulla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, in base alla quale i creditori devono essere pagati entro sessanta giorni dalle imprese, e a promuovere campagne per informare i consumatori sui pericoli del dumping sui prezzi per la produzione primaria.

Secondo la plenaria occorre poi incoraggiare l'adesione degli agricoltori alle Organizzazioni dei produttori (OP) e alle loro Associazioni (AOP), per superare la vulnerabilità delle aziende di piccole dimensioni e a conduzione familiare.

L'istituzione di OP e AOP, tra l'altro sostenuta da incentivi finanziari nell'ambito del secondo pilastro della Politica Agricola Comune (PAC), concludono gli eurodeputati, può favorire la cooperazione sul versante dell'offerta e rafforzare il potere contrattuale degli agricoltori.

Pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare

Photocredit: Van Tol Retail
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