Made in Italy - BRICS, USA e Turchia le destinazioni piu' in crescita

 

CommercioNon solo Cina e Russia tra i mercati extra UE più interessati al Made in Italy. L'export italiano vola anche in Turchia, Mercosur e Stati Uniti. 

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Tra agosto e settembre 2017 le esportazioni italiane verso i Paesi extra UE sono aumentate del 2%. Un incremento, questo, che riguarda quasi tutti i raggruppamenti principali di industrie. A crescere maggiormente, in particolare, i settori energia (+12,7%) e beni strumentali (+5,6%). A dirlo è l'ultimo report dell'Istat, Istituto nazionale di statistica, sui dati del commercio extra UE.

Nel confronto con lo stesso mese del 2016, a settembre 2017 le vendite del Made in Italy al di fuori dell’Unione mostrano un incremento ancora maggiore. Il dato su base annua risulta infatti del +8,1%, che diventa del +10% se si elimina l’effetto prodotto dal diverso numero di giorni lavorativi.

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Il focus sui Paesi: non solo Cina e Russia

Nei 12 mesi presi in esame (set. 2016 - set. 2017) l'export italiano fuori dall'UE è salito in maniera consistente soprattutto in:

  • Russia (+21,8%),
  • Turchia (+21,3%),
  • Cina (+18,7%),
  • Paesi Mercosur (+15,1%),
  • Stati Uniti (+8,3%).

Seguono dalla sesta posizione in poi il Giappone (+7,3%), i Paesi ASEAN (+5,9%) e la Svizzera (+5%). Dal lato opposto della classifica, continua la flessione delle vendite verso i Paesi OPEC (-5,4%).

Sempre in termini di destinazioni preferite dal Made in Italy, a settembre 2017 i saldi positivi più ampi si rilevano rispetto a Stati Uniti (+2,29 miliardi di euro) e Svizzera (+870 milioni di euro). 

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Come già accennato, a trainare l'incremento congiunturale dell’export extra UE del 2% sono soprattutto energia (+12,7%) e beni strumentali (+5,6%).

Anche ragionando su base annua, l’aumento delle esportazioni italiane al di fuori dell'Unione, pari al +8,1%, è da attribuirsi soprattutto ai comparti dell’energia (+46,4%) e dei beni strumentali (+10,1%).

Nei 12 mesi presi in esame risultano in aumento, seppur con minore intensità, anche i beni di consumo non durevoli (+8%) e i beni di consumo durevoli (+5,3%). 

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