Made in Italy: il Patto per l’export da 1,4 miliardi entra nel vivo

 

Cerimonia della firma del Patto per l'export: Photocredit: MAECIA distanza di due settimane dalla sua firma alla Farnesina, il Patto per l’export da 1,4 miliardi per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane entra nel vivo. Ad annunciarlo il sottosegretario Di Stefano, che dà maggiori informazioni sulle sei linee di azione del Patto.

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Dopo la firma l’8 giugno scorso al Ministero degli esteri, il Patto per l’export “entra nella fase operativa”. Ad annunciarlo al Sole24Ore il sottosegretario Manlio Di Stefano che fa il punto sul livello di attuazione delle sei aree prioritarie individuate dal Patto, con l’obiettivo anche di ampliare in modo strutturale la platea delle imprese esportatrici che usano i fondi pubblici. Nel 2019 - afferma infatti Di Stefano - solo 800 piccole imprese su 140mila hanno utilizzato il Fondo Simest 394-1981. Numeri davvero troppo bassi e che adesso la Farnesina intende far salire tramite, appunto, il maxi programma da 1,4 miliardi di euro.

Il Patto per l’export: una nuova strategia per l’internazionalizzazione

L’ambizione della Farnesina è quella di avviare una nuova strategia per l’internazionalizzazione che tenga conto delle criticità generate dalla pandemia e delle proposte arrivate dalle imprese.

Il Patto per l’export, infatti, rappresenta un grande disegno da 1,4 miliardi di euro per rilanciare le esportazioni, frutto di un percorso di condivisione e ascolto passato per 12 tavoli settoriali a cui in questi mesi hanno partecipato 147 associazioni di categoria. Una platea molto più ampia rispetto alla Cabina per l'internazionalizzazione e che ha ricevuto il plauso da parte delle imprese.

Un nuovo percorso, insomma, delineato anche alla luce dei cambiamenti imposti dal virus - a cominciare da una digitalizzazione forzata e inevitabile dell’export - e che può contare su un importo straordinario di risorse messe a disposizione dal governo. 

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Da dove arrivano i fondi del Patto per l’export?

L’importo dei fondi che sosterranno il Patto per l’export è di tutto rispetto. Parliamo di 1,4 miliardi di euro, frutto di strumenti ordinari (come la finanziaria) così come degli interventi di emergenza varati in questi mesi per rispondere alla sfida epocale rappresentata dalla pandemia.

I conti sono presto fatti:

  • 316 milioni di euro per il Piano straordinario Made in Italy e per gli altri programmi promozionali dell’Ice (comprensivi di economie derivanti da annualità precedenti);  
  • 600 milioni di euro per il rifinanziamento del Fondo 394/81 (al netto dei rientri attesi sul fondo rotativo);  
  • Fino a 300 milioni di euro per il finanziamento della componente a fondo perduto del Fondo 394/81, fino al 31 dicembre 2020;  
  • 82 milioni di euro per le attività di promozione integrata ed il piano di comunicazione previsti dal D.L. “Cura Italia”;  
  • 30 milioni di euro per un nuovo bando in materia di temporary export manager e digital export manager, a cura di Maeci e Invitalia;  
  • Oltre 8 milioni di euro, in favore della rete delle Camere di commercio italiane all’estero, a valere sulle annualità del programma “True Italian Taste”, per attività di promozione delle eccellenze agroalimentari italiane e di contrasto all’Italian sounding;  
  • Fino a 200 miliardi di euro di garanzie statali per le imprese italiane attivabili attraverso la SACE, ai quali si aggiunge il potenziamento del sostegno finanziario all’export mediante l’assicurazione degli impegni in favore delle imprese italiane esportatrici da parte di SACE per il 10% e da parte del Ministero dell’economia, per conto dello Stato, per il 90%. 

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Sei pilastri strategici per rilanciare l’internazionalizzazione

Considerando che l’export vale circa il 30% del Pil italiano, diventa subito evidente come il sostegno all’internazionalizzazione risulti cruciale per sostenere la ripresa economica del nostro Paese. I pilastri su cui, nei prossimi mesi, saranno costruite le azioni di rilancio, sono sei.

Comunicazione strategica

Il primo fronte è la comunicazione, dove si punta a campagne di comunicazione strategica e integrata a favore del made in Italy, della sua qualità e sicurezza, sfruttando piattaforme digitali e coinvolgendo testimonial d’eccellenza. 

Promozione integrata

Il secondo è la promozione integrata. In questo caso la parola chiave è “fare sistema”, anche per massimizzare l’impatto dell’azione promozionale. L’obiettivo è di veicolare un’idea d’Italia dove, ai punti di forza tradizionali (moda, design, cibo, cinema, cultura) si affianchino i settori ad alto contenuto tecnologico in cui l’Italia eccelle (dell'aerospazio alla meccanica avanzata, passando per blue, green e circular economy).

Per questo, oltre alla promozione realizzata “direttamente con i fondi della Farnesina (come i programmi “vivere all'italiana" presentati nelle ambasciate all'estero) - Di Stefano annuncia al Sole24Ore - “lo stanziamento aggiuntivo di 30 milioni per allargare i settori da presentare: non solo i pezzi forti del Made in Italy (le celebri tre F) ma anche i settori innovativi come l'aerospazio, il biomedicale e la meccanica”.

Ma non solo. Oltre a veicolare l’immagine di un’Italia tecnologica e innovativa, il Patto mira anche a sostenere l’integrazione verticale della domanda di made in Italy, promuovendo l’offerta italiana in filiere produttive adiacenti (moda e tessile, macchinari per la lavorazione del legno e design, turismo, automotive ed agroalimentare).

Formazione e informazione

Punto cruciale per l’export è poi permettere alle imprese italiane, soprattutto Pmi, di aggredire stabilmente i mercati internazionali, ampliando la platea delle aziende esportatrici. Ma per far ciò, sono necessari interventi di informazione (sui mercati esteri, ma anche sui fondi disponibili per finanziare i piani di ampliamento) e di formazione (per ampliare il know how delle aziende che vogliono operare all’estero.

Sul primo punto, quello dell’informazione, sarà creato un unico portale pubblico (gestito da Ice, Sace e Simest) per accedere ai servizi per l’export e che, fa sapere Di Stefano, sarà presentato a metà luglio. Si tratta di un sito che dovrebbe essere in grado di rispondere alle esigenze delle imprese, grazie anche all’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale. “In autunno poi - aggiunge Di Stefano - presenteremo una seconda versione ampliando le funzionalità del sito”.

Ma i fondi pubblici da soli non bastano, se le imprese non hanno il know how per competere all’estero (soprattutto in un mondo post-covid dove il ricorso al digitale è diventato un “must”). Per questo il Patto prevede una serie di azioni volte a ridurre il deficit di cultura sull’export e sul digitale come: il sostegno all'inserimento in azienda di Temporary Export Manager (Tem) e di Digital Export Manager (D-Tem), ma anche attraverso un'offerta di corsi online in collaborazione con le università.

E proprio sulla formazione Di Stefano specifica che il Fondo 394-1981 potrà essere usato anche per “finanziare corsi di formazione per il personale tecnico e per la creazione di piattaforme digitali, mentre un fondo da 30 milioni servirà a sostenere le spese delle aziende che faranno ricorso ai Digital Export Manager”.

E-commerce

Come già detto, la pandemia ha accelerato e reso inevitabile la digitalizzazione dell’export. Per questo il Patto punta con convenzione sull’e-commerce attraverso l’avvio di fiere virtuali (complementari a quelle fisiche) e l’aumento degli accordi con la Gdo (privilegiando l'approccio offline-online).

Ma anche attraverso un incremento degli accordi con i grandi marketplace (secondo la formula “più contratti, più prodotti, più paesi”) su cui - rende noto Di Stefano - sono al lavoro le nostre ambasciate per una ricognizione sulle piattaforme principali esistenti al mondo (dovrebbero essere circa 450) “con l'obiettivo di chiudere almeno 25 accordi in tempi brevi per dare maggiore esposizione ai prodotti italiani”.

Sistema fieristico

Il Patto mira anche a sostenere le fiere italiane con il duplice obiettivo di fornire uno strumento utile per l’internazionalizzazione delle imprese (soprattutto le Pmi) e di tutelare il sistema fieristico italiano nel suo complesso, tra i settori più colpiti dalla crisi. 

Per far ciò si punta a rafforzare la presenza delle imprese italiane alle fiere internazionali in calendario in Italia (tramite i bandi), avviare programmi speciali per buyer e Vip, creare B2B virtuali e la digitalizzazione del sistema fieristico, sostenere la formazione di partenariati con i principali sistemi fieristici europei, promuovere il calendario fieristico italiano all’estero.

E proprio sulle fiere Di Stefano annuncia il modulo Ice gratuito per le fiere 2021 e ricorda come il Fondo 394-1981 sia stato ampliato e ora possa coprire i costi di partecipazione delle imprese alle fiere internazionali che si svolgono in Italia.

Finanza agevolata

Infine c’è il capitolo “fondi pubblici” (finanziamenti agevolati e garanzie) che bisogna promuovere adeguatamente presso le imprese, affinchè li conoscano e li usino. 

E parlando di fondi, Di Stefano si focalizza anche sui finanziamenti alle startup, annunciando la riforma del Fondo Venture Capital di Simest che “ad oggi funge più da erogatore di prestito - spiega il sottosegretario - per trasformarlo in un vero fondo di venture capital che possa indirizzare una precisa strategia per far crescere le nostre start-up con acquisizioni e fusioni”.

A questo si aggiunge, in ultimo, la necessità di integrare maggiormente il circolo virtuoso tra internazionalizzazione e attrazione di investimenti esteri di qualità in Italia, grazie anche ai nuovi strumenti messi a disposizione dal governo.

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Come cambia il Fondo Simest 394-1981

Strumento di molte delle azioni previste nel Patto, il Fondo rotativo 394-1981 gestito da Simest è destinato a giocare un ruolo fondamentale per il rilancio della proiezione internazionale delle imprese italiane sui mercati esteri. Per questo il governo ne ha aumentato considerevolmente la dotazione (900 milioni), destinando una parte consistente (300 milioni) al fondo perduto.

A queste novità si aggiungono poi:

  • L'eliminazione dell'obbligo di presentazione di garanzie per richiederlo;
  • La possibilità di accedere a un ulteriore finanziamento a fondo perduto fino al 50% del finanziamento agevolato, per un massimo di 800mila euro ad azienda;
  • La riserva del 70% dello stanziamento complessivo per quelle società con un fatturato fino a 50 milioni di euro.

> Per approfondire: le novità sul Fondo 394-81

I prossimi step

Dopo la definizione delle sei linee strategiche di intervento (ognuna delle quali prevede diversi ambiti di azione), nei prossimi mesi si mira a passare alla fase di attuazione delle attività. In pole position ci sono:

  • L’adozione delle misure del Piano Straordinario di promozione del made in Italy sia a sostegno del sistema fieristico, sia per ampliare le intese nel mondo con la Gdo e le piattaforme internazionali di ecommerce, sia per favorire in generale l’accesso delle Pmi all’economia digitale; 
  • Il lancio del Piano straordinario di Comunicazione strategica; 
  • La pubblicazione del bando su Temporary/Digital Export Manager;
  • L’avvio, in collaborazione con le Università e con il coinvolgimento di esperti aziendali, di corsi online per Pmi sui temi della digitalizzazione delle imprese; 
  • L’avvio delle attività di promozione integrata all’estero, con particolare focus sui settori più colpiti dall’emergenza in corso; 
  • Il rafforzamento delle attività di contrasto al falso made in Italy ed all’Italian sounding anche attraverso azioni di tutela legale e con campagne specifiche rivolte ai consumatori.

In attesa dell’attuazione dei singoli interventi, la Farnesina ha intanto pubblicato l’e-book Export. Un documento di 127 pagine in cui sono elencati gli strumenti, nazionali e regionali, a sostegno dell’export.

> Il piano straordinario per il made in Italy 2020

Photocredit: MAECI

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