Governo a confronto con le parti sociali sul Recovery Plan

Il premier Giuseppe Conte ha dato il via ad una serie di incontri con i rappresentanti di sindacati, organizzazioni delle imprese e associazioni di categoria del settore agricolo e delle cooperative, per affinare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Questo documento, che traccia gli obiettivi, le riforme e gli investimenti che l'Italia vuole realizzare con i fondi europei di Next Generation EU, può contare secondo l'ultima versione messa a punto dal Governo su un budget complessivo pari a 223,9 miliardi di euro.

Parallelamente alle audizioni con gli stakeholder, parte l'esame del Recovery Plan in commissione Bilancio alla Camera; poi il documento farà giro di tutte le commissioni interessate, ed infine un secondo round alla Bilancio per una sintesi.

L'iter alla Camera e al Senato rappresenta un passaggio tutt'altro che formale anche perché il PNRR, dopo l’esame da parte delle Camere, dovrà tornare a Palazzo Chigi per il recepimento delle proposte di modifica e poi di nuovo in Parlamento per l'approvazione definitiva.  

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Conte avvia il confronto con le parti sociali sul Recovery

Venerdì 22 gennaio, Conte ha incontrato in un videocollegamento di circa tre ore i segretari generali Maurizio Landini (CGIL), Annamaria Furlan (CISL) e Pierpaolo Bombardieri (UIL), insieme ai ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri, dello Sviluppo  economico, Stefano Patuanelli, dei Trasporti, Paola De Micheli, del Lavoro, Nunzia Catalfo, e del Sud, Giuseppe Provenzano.

"Oggi inizia il confronto con le parti sociali. Un confronto che vogliamo intenso e costruttivo. Abbiamo una versione aggiornata, oggettivamente migliorata, del Piano. Questo Piano deve servirci a liberare il potenziale di crescita dell'economia, a dare impulso alla produttività e all'occupazione", ha affermato il capo dell'esecutivo. 

Il contributo dei rappresentanti dei lavoratori sarà "valorizzato, perché questo passaggio che faremo con voi ci spingerà a modificare ulteriormente, per quanto necessario e opportuno, questo progetto", ha aggiunto Conte, dopo aver ringraziato le sigle perché in questi mesi difficili hanno "rinunciato anche alle legittime rivendicazioni". 

Stando alle stime del governo il Recovery Plan dovrebbe aumentare la crescita del PIL di 3 punti al 2026, ma "a noi non interessa solo il PIL. A noi interessa, direi ancor più, che il Piano avrà un impatto positivo anche su tutti gli indicatori di benessere e di sviluppo sostenibile, grazie agli investimenti attivati direttamente e indirettamente, e alle innovazioni tecnologiche introdotte", ha spiegato il premier. "Questo piano ha una valenza trasformativa per il Paese: serve a far fare un salto di qualità alla nostra capacità produttiva e occupazionale, a realizzare una svolta risolutiva per la modernizzazione".

"Nei prossimi giorni si potranno definire tavoli di confronto per settori e missioni con i ministri direttamente interessati", ha dichiarato in chiusura il premier.

Il Governo, secondo il ministro Gualtieri, punta ad un "confronto operativo e serrato per rispettare rigorosamente i tempi per la finalizzazione degli interventi e l’attuazione concreta del piano". Per esempio "nella componente relativa alla digitalizzazione e innovazione ma anche al sostegno al comparto produttivo industriale italiano, abbiamo anche introdotto uno stanziamento di 2 miliardi che vogliamo utilizzare con un meccanismo a leva per sostenere il rilancio delle filiere produttive. L’idea su come articolare questo fondo sulle filiere produttive è ancora da affinare e la vorremmo affrontare in questo confronto con le forze produttive e sociali".

Durante la videoconferenza, la ministra De Micheli ha annunciato ai sindacati confederali edili e trasporti due importanti novità: l'applicazione anche alle opere del Recovery Plan del protocollo siglato tra il MIT e le organizzazioni sindacali l'11 dicembre scorso per l'accelerazione dei cantieri e l'apertura di tavoli tematici su porti, ferrovie e Tpl per gli interventi di riforma di settore.

La ministra Catalfo, invece, ha messo in evidenza che il Governo intende adottare con il Recovery Plan "un Piano strategico nazionale per le nuove competenze che sostenga il necessario riallineamento di competenze per il mantenimento dei posti di lavoro, le transizioni occupazionali e il supporto alla ricollocazione dei disoccupati". A questo programma "è dedicato un finanziamento di 3 miliardi che si aggiungono ai 3,1 del piano di potenziamento delle politiche attive".

"Questo non è un piano del governo ma del sistema-Italia, quindi deve essere ampiamente condiviso e costruire le basi per ricostruire e trasformare il Paese garantendo una robusta ripresa, una più efficace resilienza e la realizzazione delle riforme che valgano a superare le carenze strutturali del Paese e migliorarne la competitività", avrebbe detto, invece, Giuseppe Conte discutendo con Confindustria del Recovery Plan. 

Alla videoconferenza con il numero uno di viale dell'Astronomia, Carlo Bonomi, hanno partecipato anche i ministri dello Sviluppo economico, dell’Economia, del Lavoro, della PA, degli Affari UE, del Sud. Seguono a stretto giro gli incontri con le altre organizzazioni del mondo delle imprese, tra cui Confcommercio, CNA, Confartigianato e Confesercenti.

"L’obiettivo è offrire una pronta ripresa al Paese, dopo questi mesi di sofferenza e recessione economica. Stiamo creando le premesse per ripartire più forti di prima. Dobbiamo affrontare questa sfida, tra le più importanti del secondo dopo guerra, con spirito di impresa comune", ha dichiarato il premier.  

Tra i punti messi in luce durante il confronto, Bonomi avrebbe chiesto al Governo di coinvolgere le parti sociali nella discussione sulla governance dei fondi europei connessi al Next Generation EU, di procedere ad "un affinamento del Piano per comprenderne gli effettivi impatti sul PIL" e di affrontare il problema della mancata conformità del PNRR con le linee guida indicate dalla UE.

Dati aggiornati al 13 gennaio 2021

PNRR: 6 missioni, 16 cluster, 48 linee di intervento

L'impianto del PNRR si articola in 6 macro-missioni, vale a dire 6 aree di investimento:

  • digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (46,1 miliardi),
  • rivoluzione verde e transizione ecologica (68,9 miliardi),
  • infrastrutture per una mobilità sostenibile (31,9 miliardi),
  • istruzione e ricerca (28,4 miliardi),
  • inclusione e sociale (27,6 miliardi), 
  • salute (19,7 miliardi).

Queste missioni a loro volta raggruppano 16 componenti funzionali per realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo. 

Le componenti si articolano in 48 linee di intervento per progetti omogenei e coerenti. I singoli progetti di investimento sono stati selezionati secondo criteri volti a concentrare gli interventi su quelli trasformativi, a maggiore impatto sull’economia e sul lavoro. Per ogni missione, inoltre, sono indicate le riforme necessarie a una più efficace realizzazione, collegate all’attuazione di una o più componenti.

Scheda sintesi PNRR Next Generation EU

Gli investimenti previsti dalle sei missioni saranno accompagnati da politiche di supporto, ad esempio sul fronte della pubblica amministrazione, del sostegno alla ricerca, del mercato del lavoro, e da riforme, dal fisco alla giustizia.

Consulta il documento approvato dal CIAE - Linee guida PNRR

Recovery Plan Italia: la ripartizione dei fondi europei

Analizzando i sei pilastri del PNRR, la missione 1 "Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura" avrà a disposizione un tesoretto di 46,1 miliardi di euro e si articola in tre componenti:

  • digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA, che potrà contare su 11,4 miliardi,
  • digitalizzazione, ricerca e sviluppo e innovazione del sistema produttivo, in cui rientra anche il Piano Transizione 4.0, con una dotazione complessiva di circa 26,7 miliardi,
  • turismo e cultura, con 8 miliardi. 

Ammontano a 68,9 miliardi, invece, le risorse complessive destinate alla missione 2 "Rivoluzione verde e alla transizione ecologica". Nella versione definitiva del Piano ci sono quattro componenti sul tema:

  • impresa verde ed economia circolare, con un budget pari a 6,3 miliardi,
  • transizione energetica e mobilità locale sostenibile, che potrà contare su 18,2 miliardi,
  • efficienza energetica e riqualificazione degli edifici, con 29,3 miliardi,
  • tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica, con una dotazione di 15 miliardi. 

Per la missione 3 "Infrastrutture per una mobilità sostenibile", che potrà contare su 31,9 miliardi, sono due i cluster da considerare. Sul fronte ferroviario, , pari a 28,3 miliardi, è previsto un "consistente intervento" sulla rete, che è stato "ulteriormente potenziato nel Mezzogiorno grazie al supporto dei fondi FSC". Mentre, lato intermodalità, è previsto un budget di 3,6 miliardi per mettere in atto "programma nazionale di investimenti per un sistema portuale competitivo e sostenibile".

Vale 28,4 miliardi di euro la missione 4 "Istruzione e ricerca", uno dei capitoli che nel tempo ha subito maggiori modifiche in fatto di risorse. A tal proposito, nel documento finale del Piano, la componente "potenziamento delle competenze e diritto allo studio", che riguarda anche il contrasto alla povertà educativa e ai divari territoriali nella quantità e qualità dell’istruzione ha a disposizione una cifra pari a 16,7 miliardi. Il secondo cluster, "Dalla ricerca all’impresa",  invece, avrà a disposizione 11,7 miliardi.

Per quanto riguarda la missione 5 "Inclusione e sociale", questo capitolo, la cui dotazione è pari a 27,6 miliardi, si articola in tre componenti:

Sono inseriti in quest'ultimo cluster ulteriori fondi per la ricostruzione privata e il potenziamento della ricostruzione di servizi pubblici nelle aree colpite dai terremoti del 2009 e 2016.

Ultimo capitolo nel PNRR è la missione 6 "Salute", che con le modifiche subite nel corso delle varie bozze, ha visto raddoppiare i fondi a disposizione, arrivando alla cifra definitiva di 19,7 miliardi di euro. 

Di questi 7,9 miliardi i fondi per la componente "assistenza di prossimità e telemedicina", che è finalizzata a " potenziare e riorientare il SSN verso un modello incentrato sui territori e sulle reti di assistenza socio-sanitaria; a superare la frammentazione e il divario strutturale tra i diversi sistemi sanitari regionali garantendo omogeneità nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza; a potenziare la prevenzione e l’assistenza territoriale, migliorando la capacità di integrare servizi ospedalieri, servizi sanitari locali e servizi sociali". Il secondo cluster "innovazione dell’assistenza sanitaria", che mira all'ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del SSN, vale 11,8 miliardi.

Alle 6 macro-missioni, il Recovery Plan nazionale associa parallelamente tre priorità trasversali: donne, giovani e Sud. Questi tre temi che devono essere contenuti in tutti gli obiettivi del Piano nazionale e che saranno misurati negli impatti macroeconomici, occupazionali e di indicatori BES. "Tali priorità non sono affidate a singoli interventi circoscritti in specifiche componenti, ma perseguite in tutte le missioni del PNRR", si legge nel PNRR. 

PNRR temi trasversali

Recovery Fund: quanti sono i fondi destinati all'Italia?

Il PNRR rappresenta una straordinaria occasione di rilancio degli investimenti nel nostro Paese. Oltre ai 196,5 miliardi tra grants e loans previsti per l’Italia dal Recovery and Resilience Facility, che il Governo ha deciso di utilizzare integralmente, un ulteriore apporto finanziario è fornito, sempre nell’ambito di Next Generation EU (NGEU), dai 13,5 miliardi di React-EU e dal 1,2 miliardi del Just Transition Fund.

Dei fondi assegnati all'Italia per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, una quota pari a 65,5 miliardi di euro arriverà in forma di sussidi e 127,6 miliardi di prestiti, ovvero complessivi 193,1 miliardi (a valori 2018), che il Governo ha inteso utilizzare appieno. Con le revisioni delle previsioni macroeconomiche della Commissione e il cambiamento dell’anno base per il calcolo degli importi, le risorse disponibili per l’Italia sono salite a 196,5 miliardi (a valori correnti 2019) e su questa cifra si basa ora la programmazione del Piano.

In base a quanto stabilito dalla Commissione europea, con la pubblicazione del documento sui pilastri del Next Generation EU, condiviso insieme alle nuove linee guida per accedere ai finanziamenti dello Strumento per la ripresa e la resilienza, il 70% di questi grants dovrà essere impegnato tra il 2021 e il 2022, mentre il restante 30%, dovrà essere speso nel 2023. 

La versione definitiva del PNRR, rispetto alle versioni preliminari, ha cercato di conciliare due esigenze opposte: allargare la fetta della torta per gli investimenti pubblici, portandola al 70%, riducendo ulteriormente quella dedicata ai sussidi, ma senza sfondare le linee di deficit e debito scritte nei tendenziali di finanza pubblica. 

Con l’inserimento dei fondi per il Sud a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione (FSC), il PNRR arriva a quota 222,9 miliardi di euro e le risorse complessivamente allocate nelle sei missioni del PNRR sono pari a circa 210 miliardi. Di questi 144,2 miliardi finanziano "nuovi progetti", mentre i restanti 65,7 miliardi sono destinati a "progetti in essere" che riceveranno, grazie alla loro collocazione all’interno del PNRR, una significativa accelerazione dei profili temporali di realizzazione e quindi di spesa.

Per accedere alle risorse del Recovery Fund, gli Stati membri devono presentare le proposte di Piani nazionali di ripresa e resilienza strutturate coerentemente con gli obiettivi del Green Deal e con le raccomandazioni specifiche per ogni Paese espresse nel processo del Semestre europeo.

Il termine ultimo per la presentazione dei PNRR a Bruxelles è fissato al 30 aprile 2021.

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