Entro fine anno il recepimento della Direttiva pratiche commerciali scorrette

 

Filiera agroalimentare - Photo credit: Foto di Alexas_Fotos da Pixabay A pochi giorni dalla lettera di messa in mora con cui la Commissione europea ha avviato la procedura di infrazione nei confronti dell'Italia e di altri 11 Stati membri per mancato recepimento della direttiva UE 2019/633, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il decreto legislativo per attuare la normativa.

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Con lo schema di decreto approvato il 30 luglio in CdM vengono recepite nell'ordinamento italiano una serie di norme finalizzate a contrastare le pratiche commerciali sleali negli scambi tra acquirenti e fornitori di prodotti agricoli ed alimentari.

“Si tratta di un provvedimento importantissimo che servirà a riequilibrare i rapporti di forza tra le parti negli scambi commerciali, garantendo una posizione più equa per gli agricoltori e i produttori”, ha commentato il ministro Stefano Patuanelli, assicurando l'impegno ad eliminare il limite del 15% per sanzionare vendite a prezzi inferiori al costo di produzione, andando oltre quanto previsto dal Parlamento nella legge di delegazione europea 2019-2020 che fissa i criteri per il recepimento della direttiva UE 2019/633 sulle pratiche commerciali scorrette nell'agrifood.

Cosa prevede la direttiva UE contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare

La Commissione europea è impegnata da diversi anni in azioni dirette a rendere la filiera alimentare più equa ed equilibrata e a difendere gli agricoltori e i piccoli produttori che non dispongono di un potere contrattuale sufficiente a contrastare le prassi scorrette.

Nel 2016 l'Esecutivo UE ha istituito la task force sui mercati agricoli (AMTF) per valutare il ruolo degli agricoltori nella più ampia catena di approvvigionamento alimentare e formulare raccomandazioni su come rafforzarlo, cui ha fatto seguito due anni dopo la proposta di direttiva contro le pratiche commerciali sleali nella catena di approvvigionamento alimentare, approvata da Parlamento UE e Consiglio nell'aprile 2019.

In base alle nuove norme, sono vietate pratiche quali i ritardi nei pagamenti per prodotti alimentari deperibili, gli annullamenti di ordini con breve preavviso, le modifiche unilaterali ai contratti, il rifiuto di sottoscrivere un contratto scritto, la restituzione di prodotti invenduti o sprecati e il pagamento da parte dei produttori di importi a copertura dei costi di commercializzazione sostenuti dall'acquirente.

Gli Stati membri avevano due anni di tempo dall'adozione della direttiva – fino al 1° maggio 2021 – per recepirla nei rispettivi ordinamenti nazionali e designare un'autorità che ne garantisca il rispetto, con poteri di indagine e di sanzione.

In vista di questa scadenza, nel settembre 2020 la Commissione europea ha lanciato una survey per registrare il contesto di partenza in cui saranno applicate le nuove norme attraverso i commenti degli agricoltori e delle imprese che operano come fornitori nella catena di approvvigionamento alimentare. Una fotografia che permetterà di confrontare la situazione attuale con quella determinata dall'applicazione della nuova normativa e verificare se l'UE sta sperimentando progressi in questo campo.

All'indagine, rivolta ad agricoltori e piccole imprese impegnati nelle attività di produzione, trasformazione, commercio e vendita all'ingrosso di prodotti agroalimentari, e aperta fino al 31 gennaio 2021, seguiranno indagini annuali che consentiranno alla Commissione di valutare l'efficacia delle misure adottate dagli Stati membri in relazione alla direttiva e l'evoluzione dei risultati nel tempo.

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I criteri di recepimento della direttiva 2019/633 nella legge di delegazione europea 2019-20

Attraverso la legge di delegazione europea 2019-2020, il Parlamento ha fissato i princìpi e i criteri direttivi a cui il Governo deve attenersi nel riportare nell'ordinamento italiano i contenuti della direttiva UE in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese dell'agrifood.

L'attuale normativa sulla commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari dovrà essere rivista per rafforzare la tutela degli operatori della filiera e prevedendo in particolare:

  • che la nuova disciplina si applichi a tutte le cessioni di prodotti agricoli e agroalimentari indipendentemente dal fatturato aziendale;
  • il coordinamento con la normativa vigente in materia di termini di pagamento del corrispettivo con le previsioni relative alla fatturazione elettronica;
  • che i contratti di cessione dei prodotti agricoli e alimentari siano stipulati obbligatoriamente in forma scritta e - secondo un’integrazione approvata dal Senato e confermata dalla Camera - prima della consegna, ad eccezione di quelli conclusi con il consumatore e delle cessioni con contestuale consegna e pagamento del prezzo pattuito;
  • il divieto di vendita dei prodotti agricoli e alimentari attraverso il ricorso a gare e aste elettroniche a doppio ribasso, nonché di vendita di prodotti agricoli e alimentari realizzata ad un livello tale che determini condizioni contrattuali eccessivamente gravose, compresa quella di vendere a prezzi palesemente al di sotto dei costi di produzione, definendo in modo puntuale condizioni e ambiti di applicazione, nonché i limiti di utilizzabilità del commercio elettronico;
  • l’anonimato delle denunce relative alle pratiche sleali, che possono provenire da singoli operatori, da singole imprese o da associazioni e organismi di rappresentanza delle imprese della filiera agroalimentare;
  • la possibilità di ricorrere a meccanismi di mediazione o di risoluzione alternativa delle controversie tra le parti;
  • l'introduzione di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, entro il limite massimo del 10% del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio precedente all’accertamento;
  • un ruolo più forte delle organizzazioni di rappresentanza nella presentazione delle denunce.

In base alla delega approvata dal Parlamento, dal recepimento della direttiva dovrebbe inoltre discendere la revisione del regolamento sulle vendite sotto-costo, al fine di consentire che per i prodotti alimentari freschi e deperibili questa pratica sia ammessa solo nel caso in cui si registri del prodotto invenduto a rischio di deperibilità o nel caso di operazioni commerciali programmate e concordate con il fornitore in forma scritta, salvo comunque il divieto di imporre unilateralmente al fornitore, in modo diretto o indiretto, la perdita o il costo della vendita sottocosto. In generale, secondo il Parlamento, un prezzo inferiore del 15% rispetto ai costi medi di produzione risultanti dall’elaborazione ISMEA dovrebbe essere considerato quale parametro di controllo per la sussistenza della pratica commerciale sleale.

A vigilare sull'applicazione delle norme e dei divieti stabiliti dalla direttiva UE sarà l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), anche avvalendosi dell’Arma dei carabinieri, e in particolare del Comando per la tutela agroalimentare, oltre che della Guardia di finanza.

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Consulta il testo della legge n. 53-2021 - Legge di delegazione europea 2019-2020 in Gazzetta ufficiale

Recepimento direttiva UE entro dicembre

Con il via libera del CdM allo schema di decreto per l'attuazione della delega contenuta all'articolo 7 della legge di delegazione europea 2019-2020 il percorso avviato nel 2016 dalla Commissione europea per rendere più equa la filiera agrifood si avvicina alla conclusione anche nel nostro paese.

Nei prossimi tre mesi il testo dovrà infatti essere sottoposto al parere delle commissioni parlamentari competenti per poi essere approvato, in via definitiva, entro la fine dell’anno dal Consiglio dei Ministri, in modo da sanare il contenzioso avviato da Bruxelles il 27 luglio.

Insieme all'Italia anche Austria, Belgio, Cechia, Cipro, Estonia, Francia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Spagna hanno ricevuto lettere di messa in mora per non aver recepito nei tempi la direttiva e dovranno rispondere entro due mesi ai rilievi della Commissione.

L'obiettivo di Patuanelli è arrivare ad un testo che rafforzi maggiormente la posizione contrattuale dei produttori agricoli sanzionando sempre come pratica commerciale sleale la vendita di prodotti agricoli e alimentari a prezzi inferiori rispetto a quelli di produzione. Il testo del Governo andrebbe quindi oltre quanto previsto dalla legge delega approvata dal Parlamento che vieta la vendita di prodotti agricoli solo se i prezzi sono inferiori del 15% rispetto al costo di produzione.

Photo credit: Foto di Alexas_Fotos da Pixabay 

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